Una folla attonita dice addio a “Kerberos”
A Longastrino il funerale del 28enne Stefano Mezzogori morto in un incidente Il parroco durante l’omelia: «Mi sono chiesto, cosa dico ai suoi familiari?»
LONGASTRINO. In chiesa, prima che iniziasse la messa funebre, un silenzio accoglie le numerose persone. Al centro la bara in noce con le rose bianche di mamma Renza, papà Michele e la sorella Erika. Appoggiato c'è lo scudo e l'elmo di "Kerberos" il nome che si era dato Stefano Mezzogori, il 28enne morto nei giorni scorsi in un incidente stradale avvenuto sull'A14. La campanella annuncia l'inizio del rito funebre, quella del parroco di Longastrino; e come è nello stile di don Bertarelli, in una messa funebre non servono i fronzoli.
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E per dare un senso a ciò che stava facendo, il parroco ha pensato a sua madre: «Mi son chiesto stamattina(ieri per chi legge, ndr) mentre sono stato qui due ore vicino alla bara di Stefano - ha detto don Sante -: oggi che cosa dico?». Con la voce rotta da un nodo in gola, riferisce di due frasi riguardanti appunto sua madre: quella del ricordino ("non ti chiedo perché me l'ha tolta") e quella sulla tomba ("la morte ci ritrova").
«La risposta è scritta nel ricordino di Stefano, eccola - ha aggiunto -: «L'amore è la natura dell'anima: quando amiamo e permettiamo di essere amati, sempre più diventiamo parte del regno dell'eterno. La paura si muta in coraggio, il vuoto diventa pienezza e la distanza intimità». «Renza, Michele, Erika - ha proseguito il sacerdote - sono parole dure da digerire ma sono anche elementi di vita da tenere finchè il Signore vorrà».
E per cercare di attenuare il dolore, don Sante ha celebrato una messa veloce, appunto senza fronzoli, rivolgendosi ancora ai genitori, ha aggiunto che «è finita la vostra settimana santa e se anche materialmente Stefano ci ha lasciati, rimangono i suoi ricordi». E se il silenzio in chiesa di circa 500 persone è risultato rispettoso, sul sacrato un senso di pace di altre 200 persone circa hanno accolto l'uscita della bara portata a spalla dagli amici e dai coetanei di questo bravo ragazzo. Ed è qui che gli amici, i colleghi appassionati di rievocazione storiche legate ai Celti, hanno soffiato a pieni polmoni dentro i corni di guerra e grosse conchiglie.
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Poi, oltre dieci minuti di assoluto silenzio rotto solo dagli strazianti rintocchi a morte delle campane, hanno anticipato un lungo e affettuoso abbraccio dei presenti ai genitori di Stefano. Due testimonianze sono sufficienti per dire chi è stato Stefano Mezzogori. «Un bravo ragazzo, culturalmente preparato - ha confidato il comandante dei carabinieri Francesco Giacchino - e un lavoratore». «Proprio bravo - aggiunge Paola Cesari insegnante al liceo don Minzoni -. Stefano è stato con me fino alla quinta e di lui ho gran bel ricordo».
Giorgio Carnaroli
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