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ieri in via dosso dossi

Commento sull’incidente, poi la rappresaglia

Commento sull’incidente, poi la rappresaglia

Frase pesante sui social, animato chiarimento davanti a scuola: arrivano i carabinieri

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Quanti danni possono fare i social network se usati con poco criterio, sia dai giovani che dagli adulti. Quanti equivoci possono generare, creando acredine, dissidi, mal di pancia, per cose dette a metà, scappate e poi riprese, a volte addirittura non del tutto vere. Con l’eco poi a cascata dei vari gruppi che accendono micce e gettano benzina sul fuoco, invece di spegnere sul nascere eventuali incendi.

L’esempio più lampante si è verificato ieri mattina quando stava per innescarsi una specie di regolamento dei conti, ma grazie al prezioso lavoro dei carabinieri si è risolto con una riappacificazione e un chiarimento.

In molti si saranno chiesti, transitando tra le 8.15 e le 9.10 in via Dosso Dossi, cosa ci facessero due pattuglie dei carabinieri davanti alle scuole che ospitano da un lato la succursale del liceo Carducci e dall’altro la succursale del liceo Ariosto. Tutt’attorno un gruppo di ragazzi che aveva saltato la prima ora di scuola per chiarire una questione che gli stava troppo a cuore.

I carabinieri erano stati chiamati da un ragazzo che frequenta il Carducci perché si sentiva minacciato dall’arrivo di una ventina di studenti dell’Ipsia che gli chiedevano conto di certe affermazioni sui social, ritenute offensive nei confronti di un loro compagno di scuola. E non è un compagno qualsiasi.

Si tratta del sedicenne albanese rimasto seriamente ferito nel drammatico incidente di domenica sera dove purtroppo ha perso, nel giro di 24 ore, prima la mamma e poi il fratello di 13 anni.

Quel sedicenne si trova ancora sotto choc in pediatria dove è ricoverato anche il fratello più piccolo di appena 2 anni, e solo mercoledì è stato informato dell’immane tragedia familiare. Orbene i compagni dell’Ipsia chiedevano conto delle gravi affermazioni che a loro dire il giovane del Carducci avrebbe detto/scritto contro la bandiera dell’Albania e di riflesso contro il loro amico albanese.

Lo studente, a quel punto, vedendosi arrivare un plotone di ragazzi, ha avuto paura ed ha chiesto aiuto chiamando il 112. Chiarita la questione, dopo discussioni e accertamenti, la questione si spera sia risolta e non abbia inutili strascichi.

La speranza è che quanto è successo possa servire da lezione a tutti ragazzi coinvolti. Al presunto diffamatore, che ci penserà più di una volta d’ora in poi prima di spendere parole inutili e offensive sui social. Ai ragazzi dell’Ipsia, perché non è con la forza del branco che si risolvono i problemi, ma con la testa.

Alla fine più di uno ha capito che è molto meglio concentrare sforzi ed energia in questo momento per stare vicino al loro sfortunato compagno - che mai come in questo momento ha bisogno del loro supporto e del loro calore - e non perdersi in polemiche, sussurri e grida.

Anche ai ragazzi dell’Ariosto, che all’interno del Ginevra Canonici durante la lezione hanno filmato e fotografato i colleghi dell’Ipsia mentre rispondevano ai carabinieri, bisognerebbe spiegare che non si riprendono immagini a minorenni in situazioni del genere e soprattutto non vanno spedite in rete, gettando altra benzina sul fuoco in una spirale che può diventare pericolosa.

Per fortuna sono intervenuti i vertici della scuola per impedire questa ulteriore e negativo sviluppo legato a un uso sbagliato dei “social”.

In ultima analisi il ruolo dei carabinieri in questo frangente è stato determinante per riportare la calma tra le parti e al tempo stesso per far capire che con la legge e le forze che devono farla rispettare non si scherza. Senza volerlo, l’auspicio è che tutti abbiano imparato qualcosa di positivo da questa vicenda tra ragazzi partita male e poi raddrizzata con un po’ di buonsenso.

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