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Uilm, la grande paura «La Berco non va chiusa»

di Marcello Pulidori
Uilm, la grande paura «La Berco non va chiusa»

Il leader provinciale Da Lan teme che i proprietari vogliano chiudere la fabbrica Grande preoccupazione tra i 1.650 lavoratori dello stabilimento di Copparo

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COPPARO. Nuvole minacciose sul cielo della Berco. L’annuncio della procedura di mobilità fatto dalla proprietaria multinazionale tedesca ThyssenKrupp sta suscitando le reazioni di esponenti del mondo politico, ma soprattutto sindacale. Tra questi, ieri è stata la volta di Paolo Da Lan, segretario provinciale della Uilm. Quello di Da Lan è un grido d’allarme per certi versi inquietante: «In questi giorni lo stabilimento della Berco è tornato alla ribalta della cronaca per la nuova, e temo non ultima - sottolinea subito Da Lan - , procedura di licenziamento. Sono 365 gli esuberi dichiarati sui due stabilimenti, 331 a Copparo e 34 a Castelfranco Veneto. Purtroppo quanto si intravede in questa procedura è qualcosa di più pesante, ossia - è il giudizio di Da Lan - gli intenti della proprietà di portare lentamente ma inesorabilmente al lento spegnimento di una storia industriale nata un secolo fa». Le parole del leader Uilm sono chiare: chiusura, si spera solo temuta, della fabbrica. «L'azienda - prosegue Da Lan - ha comunicato l'intenzione di procedere immediatamente al licenziamento di 365 lavoratori, senza neppure affrontare quello che sarebbe stato negli impegni di quella giornata, e ha comunicato la disdetta, con il preavviso dovuto di 3 mesi, di tutta la contrattazione aziendale, facendo tornare indietro di almeno 70 anni la storia sindacale e contrattuale di Berco. Ora, al di la delle manifestazioni di protesta che in questi giorni ci sono state e ci saranno, va fatta una riflessione: qual è il reale obbiettivo di Thyssenkrupp?». Quello che il segretario della Uilm teme è il lento depauperamento degli stabilimenti Berco, un passaggio, secondo Da Lan, che potrebbe avere come atto finale la chiusura degli stabilimenti stessi: «Dobbiamo ricordare - è sempre Da Lan a parlare - che quando si è rinnovato l'ultimo accordo sul premio aziendale nel 2006, alla Berco di Copparo lavoravano 2.600 persone, oggi sono 1.650. Questa procedura ne prevede 331 nel nostro territorio. Ma a portarmi a pensare che ci sia una volontà precisa nelle scelte che Thyssenkrupp ha adottato questa volta, è il combinato disposto delle due procedure; nella lettera in cui comunicano la quantità di esuberi e di quali siano le aree coinvolte, assieme alla comunicazione di disdetta di tutta la contrattazione aziendale, si evince un pensiero e una volontà di fare del male a quelli che spesso l'azienda chiama "collaboratori"». Ed ancora: «Quali saranno le conseguenze per i lavoratori?». Insomma, il segretario provinciale della Uilm è tutto fuorché ottimista. E conclude: «Ho una domanda che mi frulla in testa in modo quasi ossessivo in questi giorni, perché dovrei accettare che a gestire questo stabilimento per i prossimi anni siano ancora questi dirigenti? Cosa li rende migliori di altri? Ecco, è questa la ThyssenKrupp che si conosce, è per questo che non ci si può limitare ad ottenere un paio d'anni di ammortizzatori sociali, farlo sarebbe come accettare già la prossima procedura, accettare cioè che una storia come quella della Berco di Copparo termini senza onore».

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