Fusione, campagna chiusa Ora resta soltanto il voto
Domani cittadini di Mirabello e Sant’Agostino alle urne sul Comune unico Ma si teme che il referendum consultivo possa far registrare una scarsa affluenza
MIRABELLO. Conclusa ieri la campagna referendaria per la fusione tra i comuni di Mirabello e Sant’Agostino in un unico Comune. Domani gli elettori si recheranno alle urne per scegliere - con un referendum consultivo - tra Sì, favorevoli alla fusione, oppure No per chi vuole che i due comuni restino divisi. Bisognerà anche scegiere il nome tra Reno, Terre del Reno e Reno Antico.
Il comitato per il Sì ha chiuso la sua campagna referendaria ieri sera alle 19 nei locali della ludoteca. Si è trattato di un aperitivo, con simpatizzanti e cittadini, e si sono fornite le ultime informazioni a chi aveva dubbi e perplessità. Il comitato per il No non si è mai costituito, ufficialmente, e solo voci sporadiche hanno detto di non condividere la fusione. Tra queste, la preminente, afferma di non voler perdere l'identità degli attuali nomi dei due comuni.
A Sant’Agostino Danilo Barbieri, Giuliana Rossi e Antonio Taddia sono usciti allo scoperto distribuendo, con i loro nomi in calce un volantino spiegando il loro pensiero contrario alla fusione. A loro parere i contributi promessi significano, in prospettiva, anche mancati o ridotti investimenti/servizi da parte della stessa Regione. Oppure che il denaro “elargito” ritorni, magari con gli interessi, sotto forma di nuove o più gravose tasse a cominciare da quelle comunali. Dubbi anche sulla riduzione dei costi visto che resteranno in funzione le due sedi comunali. Non si crede neppure nel maggior peso istituzionale in quanto cambia poco passare da 7mila a 10mila abitanti. Criticata anche la decisione del sindaco di dimettersi e candidarsi a Cento. «Una giunta seria - conclude il volantino del dissenso - avrebbe dovuto rimanere in carica per gestire una corretta informazione e un adeguato accompagnamento al delicato processo di fusione». Non avendo il traino nazionale si teme una scarsa affluenza alle urne.
Giuliano Barbieri
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