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Il sindaco Rossi sulla Berco «Ogni sforzo per salvarla»

di Marcello Pulidori
Il sindaco Rossi sulla Berco «Ogni sforzo per salvarla»

Intervento del primo cittadino in vista dell’incontro di martedì al ministero Proposta della Rizzo (Fim): la proprietà ritiri subito la procedura di mobilità

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COPPARO. Si avvicina una data molto importante, quel 18 ottobre (martedì prossimo) giorno in cui sindacati, autorità amministrativo-politiche, proprietà e rappresentanti dei lavoratori ad altri livelli si ritroveranno tutti assieme attorno al tavolo messo a disposizione dal ministero dello sviluppo economico per sbloccare la crisi Berco. L’avvio della procedura di mobilità per giungere a complessivi 365 esuberi dallo stabilimento di Copparo da giorni mette in ansia lavoratori, famiglie e tutto l’indotto che ruota attorno alla grande azienda di proprietà della multinazionale tedesca dell’acciaio ThyssenKrupp. Così, di ora in ora, l’apprensione si fa più palpabile e i principali attori che saranno chiamati a quel tavolo fanno sentire la loro voce. Tra questi anche Nicola Rossi, sindaco di Copparo: «Meglio attendere, ovviamente, l’incontro prima di tirare somme che sarebbero frutto di dati non certi. Una cosa invece è certa - precisa Rossi - , e cioè la necessità di salvaguardare la Berco nel suo insieme in quanto rappresenta un caposaldo della economia di questo territorio». Se Rossi è pronto per l’ennesima “battaglia” a difesa di un pezzo irrinunciabile della Copparo di oggi, anche il sindacato fa la sua parte. Ieri abbiamo raggiunto al telefono Sandra Rizzo, segretaria generale della Fim-Cisl, anche lei perentoria nell’inquadrare una situazione non certo facile ma certo da affrontare con coraggio: «Per mia natura - ha iniziato la Rizzo, anche lei ormai una veterana delle vertenze Berco e protagonista delle principali trattative negli ultimi anni - non sono una che si fascia la testa prima di sbatterla ed eventualmente di rompersela. Una cosa, una condizione appare però irrinunciabile - dice ancora la Rizzo -, vale a dire la richiesta che avanzeremo come sindacato alla proprietà: il ritiro della procedura di mobilità. Poi ci metteremo a discutere». La Rizzo tuttavia è consapevole delle difficoltà: «Mi pongo un problema di prospettiva - aggiunge - . Quando, nel 2013, fummo protagonisti di un’altra lotta a difesa dei lavoratori, l’azienda dichiarò di voler arrivare a 611 esuberi, mentre alla fine furono 428 (erano i tempi dell’amministratore delegato Lucia Morselli, ndr). Chiederemo di ritirare la mobilità (in sostanza, di sospendere il piano licenziamenti, ndr). La Thyssen deve darci un segnale di disponibilità. Poi saranno decisivi i successivi tavoli tecnici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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