«Sì alla guerra al caporalato, no ai danni alle aziende»
Cavalcoli (Confagricoltura): se il nuovo ddl non sarà corretto il rischio è penalizzare le imprese e l’occupazione
«Il fenomeno del caporalato, inteso nell'accezione originaria del termine, ovvero di sistema illegale di organizzazione del lavoro, generalmente collegato a organizzazioni malavitose, mirante allo sfruttamento di persone in stato di bisogno e di profondo disagio sociale, non può che provocare un sentimento di disgusto e di repulsione». A parlare è il direttore di Confagricoltura Ferrara Paolo Cavalcoli. «Fatta questa doverosa premessa - prosegue - il 1° agosto il Senato ha approvato il disegno di legge recante disposizioni di contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura, e ora governo e sindacati premono perché il testo venga approvato al più presto e senza modifiche anche alla Camera. Il Ddl, prevede una nuova pena se l'attività di reclutamento si svolge anche senza minaccia o intimidazione, ovvero la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore irregolarmente reclutato. Tutto chiaro e sostanzialmente condivisibile quindi, sennonché il Ddl definisce anche una responsabilità per le imprese che impiegano manodopera in condizioni di sfruttamento, con o senza l'intervento di un caporale, oltre alla possibilità per il Gip di disporre il sequestro o il controllo giudiziario dell'azienda presso la quale è stato commesso il reato».
Ma quali sono le condizioni che fanno scattare il provvedimento? «Ebbene - prosegue Cavalcoli - il nuovo art. 603-bis, se non interverranno auspicabili modifiche alla Camera, considera sfruttamento la reiterata corresponsione di retribuzioni in maniera difforme dai contratti collettivi di lavoro, le reiterate violazioni della normativa in materia di orario di lavoro, ferie, permessi, periodi di riposo, aspettativa obbligatoria, sicurezza e igiene sui luoghi di lavoro, e ancora il sottoporre il lavoratore a metodi di sorveglianza, condizioni di lavoro, condizioni alloggiative, considerate degradanti. Ritengo che alcuni aspetti debbano essere ripensati, a partire da quelli sanzionatori, la cui applicazione deve rispettare il principio di gradualità e proporzionalità in relazione alla gravità del fatto commesso. Con questa legge, se verrà definitivamente approvata, nei confronti dell'agricoltore che viola una norma contrattuale è previsto l'arresto e la confisca coattiva dei propri beni. Pur permanendo la sostanziale condivisione da parte di Confagricoltura Ferrara sul provvedimento contro il caporalato, non si può non stigmatizzare come gli strumenti messi in campo non siano indirizzati solamente verso chi effettua intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori, ma rischino di colpire soprattutto e paradossalmente le aziende. È pertanto indispensabile che le due Camere concordino tempestivamente le opportune modifiche per giungere all'approvazione del testo nel più breve tempo possibile. Se invece si vorrà portare fino in fondo questo disegno di legge allora ci si prepari a un inevitabile riduzione delle coltivazioni che richiedono un maggior impiego di manodopera, con conseguente aumento della disoccupazione».
Andrea Tebaldi
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