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il comandante della guardia di finanza

Concorrenza sleale rubando Iva e contributi

Concorrenza sleale rubando Iva e contributi

Lancerin: «Operai sfruttati di notte con contratti part-time. Altre verifiche sui titolari»

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Non versano l’Iva allo Stato e sono inadempienti nel versare i contributi. In questo modo riescono ad abbattere i prezzi fino al 30-40 per cento e a risultare ampiamente concorrenziali anche al netto del loro margine di guadagno. È una competitività “dopata”, basata su illeciti fiscali e previdenziali, quella dei laboratori tessili clandestini, un fenomeno che si è “evoluto” adottando forme ambigue di semisommerso più difficili da definire e sanzionare. L’ultima operazione della Guardia di Finanza ferrarese ha permesso di scoprire dodici lavoratori irregolari cinesi, di cui sei privi di permesso di soggiorno, impiegati - o meglio sfruttati - in cinque laboratori tessili gestiti da connazionali: due a Ferrara (nell’area artigianale nella zona di via Veneziani) e gli altri a Cento. Si tratta, come spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Ferrara, Sergio Lancerin, di aziende terziste che non realizzano prodotti finiti, ma semilavorati. «I loro committenti - precisa - richiedono loro la fattura, per poterla dedurre nella dichiarazione dei redditi. Sono i laboratori a essere inadempienti, perché poi non versano l’Iva allo Stato». Non tutti gli addetti impiegati nei laboratori erano irregolari: in alcuni casi avevano un contratto part-time, spesso di tipo verticale, sul cui rispetto però è lecito sollevare più di un dubbio visto che al momento del blitz, scattato di notte, i laboratori erano in piena attività.

Tre titolari dovranno rispondere anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento di manodopera irregolare per la presenza di lavoratori senza permesso di soggiorno. Per tutti e cinque ci sono contestazioni fiscali per mancato versamento di decine di migliaia di euro di Iva e altri omessi versamenti che ammontano a oltre 100mila euro per azienda. Per tre laboratori, infine, è stata disposta la sospensione immediata dell’attività perché oltre il 20% dei lavoratori non era in regola con le norme sul lavoro. In ogni caso però, continua Lancerin, questo tipo di impresa generalmente ha vita breve, o meglio tende a chiudere e a riaprire con piccole modifiche: cambia il nome, cambia il titolare, ma la sostanza resta la stessa. Una tecnica per depistare i controlli e sottrarsi alle verifiche prima che l’illecito accumulato raggiunga livelli di guardia. Per questo l’indagine non si è conclusa con il blitz (scattato in modo mirato), ma si sta cercando di accertare chi siano gli effettivi titolari delle aziende, nonché le reali condizioni di lavoro degli addetti con contratti part time. (a.m.)

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