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Soldi e affetto per la famiglia Alla

Soldi e affetto per la famiglia Alla

Dopo la tragedia, ieri la consegna della busta al papà di Dejvis: «I contributi di tante scuole e di cittadini: grazie». Mamma Blerina e il figlio 13enne erano morti a seguito di un incidente stradale, donati gli organi del ragazzino

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FERRARA. Tutto era partito dall’Istituto comprensivo Cosmè Tura, dalla piccola scuola media “Ferruccio Mazza” del Barco, frequentata da Dejvis Alla, il piccolo di 13 anni morto nell’incidente di via Padova, assieme alla mamma Blerina, la sera di due domeniche fa. Una iniziativa di solidiarietà lanciata dalla scuola e rimbalzata per caso alla Nuova Ferrara, che si è conclusa ieri mattina nella sede delle scuole medie, dove sono stati raccolti i tanti segnali di vicinanza alla famiglia Alla: parole di commozione e tanti soldi, diverse migliaia di euro.

L’affetto di tanti. Una somma importante che è stata consegnata al papà di Dejvis, il marito di Blerina, Hisen Alla, alla presenza dei suoi fratelli e di una parte della sua famiglia che l’ha sostenuto per tutta la settima scorsa, dopo la tragedia: tutti insieme commossi dall’affetto di tanti, e sono stati la preside della scuola “Mazza”, Lia Bazzanini e il presidente del consiglio d’istituto Andrea Botti a far da tramite per le centinaia di persone e ragazzi che hanno contribuito. Era nato tutto per caso da Botti che si era fatto portavoce, con la Nuova Ferrara, dell’appello da lanciare, consapevoli dei problemi del dopo tragedia, in quanto le salme andranno trasferite in Albania, per i funerali nella città natale.

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Il significato del gesto. «Al di là della somma raccolta, importante e notevole - spiega Botti - quello che come scuola vorremmo comunicare è il significato di questo gesto, cui ha partecipato non solo la scuola e tuto il quartiere: anche a Ponte hanno aderito e così tanti altri istituti scolastici della città, in modo spontaneo, diretto. Un tam-tam che avete alimentato voi come giornale e che con il passa-parola è diventato una realtà».

Tanti ragazzi hanno partecipato, «ma dobbiamo dire che anche singole persone del quartiere sono venute a consegnare la propria busta. Una vicinanza straordinaria - sottolinea ancora Botti - alla famiglia Alla, che pochi conoscevano e dà ancor di più valore a ciò che è stato fatto». Soldi e parole valgono infinitamente in questi momenti «e debbo ribadire che il tam-tam tra ragazzi e genitori e la gente è una lezione che ci fa ben sperare: questa è la scuola che vogliamo, lo dico da genitore, non parla solo di didattica, ma della vita che affrontiamo ogni giorno».

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La scuola, scuola di vita.

Le parole possono lenire il dolore più di tanto altro, per una tragedia non ancora conclusa: sono infatti in corso le ultime pratiche per consentire alla procura di concedere il nulla osta per le esequie e poi mamma e piccolo Dejvis voleranno in Albania per ricevere l’addio della loro gente. Ma anche qui a Ferrera, gente, ragazzi, compagni di Dejvis potranno salutarli in un piccolo momento, un funerale ferrarese nella città in cui la famiglia ha scelto di vivere e lavorare, e far studiare e crescere i figli.

«Chi controlla Facebook». Ma c’è anche un momento per puntare il dito, spiega Botti «non contro quei luoghi virtuali (Facebook e altro, ndr) ma chi li gestisce e ha il dovere di controllare ciò che vien pubblicato: non è censura, nè limitazione libertà di pensiero». Allude al contrasto tra ragazzini dopo aver postato su Facebook commenti su tragedia e nazionalità dei ragazzi. «Non assolvo questi ragazzi, accuso gli adulti incapaci che non capiscono che controllare non è censura ma educazione alla vita. Settimane fa, Ferrara scese in piazza per dire no al razzismo: perchè non è città razzista quella in cui abitiamo, e quello che siamo riusciti a fare (una lezione di solidarietà, ndr) lo testimonia».

Daniele Predieri

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