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Costretti a pagare il pizzo al clan camorristico Licciardi

Un gruppo di criminali odiosi e in odor di camorra. Perchè costretti a scendere a patti con uno dei clan di Secondigliano, i Licciardi, e a pagare loro il “pizzo”. Tutto documentato, tutto...

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Un gruppo di criminali odiosi e in odor di camorra. Perchè costretti a scendere a patti con uno dei clan di Secondigliano, i Licciardi, e a pagare loro il “pizzo”. Tutto documentato, tutto sintetizzato nelle indagini che hanno portato alle 18 misure di ieri. Tutto partito dai contatti tra la batteria dei “ladri”degli Alfano e il clan Licciardi di Secondigliano, in odor di camorra: un rapporto sancito da un incontro avvenuto alla Masseria Cardona di Secondigliano, monitorato dagli inquirenti. Un incontro in cui mediare le posizioni, perchè la banda di ladri che razziava mezza Italia, probabilmente faceva rumore quando si muoveva. E così è stato imposto loro una sorta di “pizzo” «salvacondotto», come l’ha definito il colonnello De Martino che ha coordinato il lavoro dei Reparti Operativo e Investigativo, motori dell’inchiesta. Perchè se gli Alfano volevano rubare dovevano pagare. Alla camorra. La richiesta era stata di 10mila euro al mese, e addirittura anche un una tantum di 50mila euro. Cifre e circostanze che non lascia spazi a dubbi: da qui l’aggravante dell’associazione a delinquere non con l’aggettivo “camorristico” ma per aver agevolato comunque un clan camorristico.

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