Ferrara, il caro-mensa fa discutere e il Comune pensa a sconti
Ferrara al secondo posto in Italia per costo del pasto a scuola: 128 euro al mese Vecchi (Istituzione scolastica): qualità alta ma ora avvieremo una riflessione
FERRARA. Il quasi primato italiano del caro-mense non coglie certo di sorpresa nè i genitori degli studenti nè l’Istituzione scuola. Certo fa un po’ effetto vedere che nella graduatoria compilata da Cittadinanzattiva dietro, e di poco, la sola Livorno, c’è proprio Ferrara quanto a costo dei pasti all’asilo e nelle scuole: la media considerata per i confronti (scuola primaria, Isee annuale di 19.900 euro) è infatti di 128 euro al mese, inferiore di appena 10 cent ai costi che devono sopportare i livornesi, e ben davanti a Parma (123,60 euro), Reggio Emilia, Rimini, Forlì, Pesaro e Potenza.
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I capoluoghi di provincia meno cari, secondo questa classifica, sono Barletta con 32 euro, Reggio Calabria (40), Ragusa, Isernia e Roma. Si può pure ipotizzare una differenza di qualità tra i servizi, resta però per Ferrara un dato eclatante che era stato già evidenziato da altre ricerche di questo tipo, e induce a riflessioni: tra l’altro le tariffe più alte sono quelle pagate dalla maggior parte degli utenti, che sono schiacciati nella parte superiore della piramide delle 17 fasce Isee nella quale si articola il sistema di contribuzione.
«L’attenzione nei confronti della qualità delle nostre mense è massima, e scelte come i chilometri zero per gli alimenti lo dimostrano, ma certo queste classifiche fanno riflettere - ammette Mauro Vecchi, direttore dell’Istituzione scuola - L’attuale copertura dei costi con le tariffe è del 74% ed è da considerare buona, bisogna valutare se è il caso di rivedere il sistema delle nostre tariffe. Per le rette di nidi e materne questa operazione è già stata fatta, abbassando gli importi delle fascie più alte».
La spinta per questa riduzione era arrivata dalla presa d’atto della scarsa competitività tra le famiglie a reddito medio-alto delle scuole comunali rispetto a quelle private, con conseguente emorragia d’iscrizioni. Qualcosa di simile potrebbe ora succedere per le mense, in vista dell’apertura al pasto da casa: le richieste in questo senso sono infatti motivate, in gran parte, dal costo elevato delle mense interne.
«Non abbiamo ancora preso decisioni in merito ai pasti da casa - informa Vecchi - Attendiamo indicazioni tecniche, per preservare la salubrità del pasto a scuola, da parte dell’Asl, che a sua volta sta attendendo linee guida regionali». Intanto potrebbe scattare l’attenuazione del caro-mensa. (s.c.)
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