La Nuova Ferrara

Ferrara

Presi gli sciacalli dei farmaci

di Daniele Predieri
Presi gli sciacalli dei farmaci

I primi colpi nel Ferrarese, rubavano antitumorali e li rivendevano anche scaduti

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FERRARA. Avevano razziato nell’arco di due giorni, il 4 e il 6 marzo 2014, le farmacie degli ospedali di Cento e Lagosanto. Due anni dopo quelle razzie di farmaci speciali, soprattutto antitumorali, costosissimi, non in vendita nelle farmacie e che solo gli ospedali italiani possono somministrare ai pazienti oncologici, i ladri in azione nel Ferrarese sono stati scoperti e con loro tutta la organizzazione che gestiva questo traffico illegale e criminale. Un traffico che ha creato un danno al servizio sanitario nazionale di quasi 3 milioni di euro (il valore dei farmaci rubati) come ha sottolineato il procuratore antimafia di Bologna, Giuseppe Amato, presentando l’inchiesta conclusa dai carabinieri di Ferarra con 18 ordinanze di custodia, Ma è ancora più grave il danno sociale che ha causato questo «fenomeno odioso» dei maxifurti di farmaci, ha aggiunto il procuratore, impedendo di fatto «ai malati di tumore di poter essere sottoposti alle cure dovute».

I carabinieri di Ferrara erano partiti da quelle tracce dei furti ferraresi e in due anni di indagine hanno scoperto che la banda aveva messo a segno, solo nel 2014, tredici furti in farmacie ospedaliere, più altri sette colpi in altre strutture, individuando uno dopo l’altro tutti i componenti della banda: 16 di questi sono ora in carcere, uno ai domiciliari, un’altra ha obblighi di pg, mentre due sono ricercati.

Vengono contestati, a vario titolo, per la maggior parte di loro i reati di furto aggravato, associazione a delinquere con l'aggravante di aver agito per aver agevolato un clan camorristico (il clan Licciardi di Secondigliano) e il traffico di farmaci scaduti, perchè gli antitumorali rubati non venivano stoccati e trasportati nelle condizioni più adeguate (climatizzazione controllata) e così perdevano il loro effetto terapeutico. Non solo furti di farmaci antitumorali però (fascia H) anche quelli più comuni (fasce A e C), tranche di inchiesta ancora in corso in queste ore con perquisizioni in 8 farmacie del nord Italia.

I carabinieri di Ferrara hanno dato un nome e un volto ai ladri: chi materialmente rubava, chi compiva i sopralluoghi per indicare dove e come colpire, chi li trasportava dopo i colpi nel Napoletano - doveva aveva sede la banda - chi li stoccava e poi li “ripuliva” per poi rimetterli sul mercato ufficiale, all’estero. Il fulcro di tutto il traffico era Eduardo Lambiase, di Cava dei Tirreni. Era lui a gestire da una parte la batteria napoletana dei ladri (i capi erano padre e figlio, Vincenzo e Pasquale Alfano) e dall’altra professionisti del settore farmaceutico (padre e figlio, Settimio ed Antonio Caprini, farmacista e ingegnere di Pompei).

Lambiase era la mente ed aveva aperto società fittizie estere, in Est Europa, col compito di emettere documenti falsificati: così facendo rendeva originali i medicinali frutto delle razzie e coi documenti falsificati, erano i Caprini (titolari di licenza di esportazione) ad acquistare solo sulla “carta” le partite di farmaci antitumorali per poi rivenderli nel Nord Europa o all’Est Europa. Nei paesi in cui i farmaci antitumorali - particolare fondamentale per capire il movente di questo traffico illegale - possono essere venduti direttamente in farmacia.

E dunque le farmacie erano del tutto ignare di comprare farmaci rubati e scaduti. Come ignari - aspetto altrettanto «odioso e criminale» di tutto questo ha ottolineato il comandante Nas, Umberto Geri - erano i malati oncologici che credevano di assumere farmaci efficaci registrando però, nonostante le terapie in corso,recrudescenze delle malattie, fino ad un punto di non ritorno.

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