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Una banda senza scrupoli dai manovali al broker

Una banda senza scrupoli dai manovali al broker

Nomi e compiti: chi faceva assalti con scasso e chi aveva il ruolo del basista al Nord Ma spuntano informatori farmaceutici in pensione e pregiudicati in odore di mafia

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Fiuto, lavoro massacrante, intercettazioni telefoniche che non finivano mai, appostamenti e tanto altro: ci sono voluti due anni di indagini, partendo dal passo falso compiuto nei due furti messi a segno nel Ferrarese, ai carabinieri di Ferrara per incastrare una banda di «criminali» senza scrupoli che sapevano di smerciare farmaci antitumorali scaduti e inefficaci, «criminali» che potrebbero avere sulla coscienza anche malati di tumore senza più speranze, perchè assumevano farmaci che avevano perso l’efficacia dei principi attivi, deteriorati da stoccaggio e trasporto impropri.

I vertici di Ferrara. Non nascondono la soddisfazione i vertici dell’Arma dei carabinieri di Ferrara (il comandante del Gruppo Ferrara, Andrea Desideri e il colonnello Marco De Martino, che comanda il Reparto operativo che ha indagato), anche per i risvolti sociali di questa operazione.

Che ha individuato per tutti quelli della banda, 18 persone, il ruolo che avevano per compiti e collocazione geografica. Dicevamo che tutto era partito dai “ladri” in azione a Cento e Lagosanto nel marzo 2014: furono individuati Pasquale Alfano Pasquale e Ciro Chiavarone (e un terzo, indagato solo per il furto, al momento).

I manovali dei furti. Dietro a loro c’era la “batteria” di ladri specialisti, la banda dei “manovali” dei furti, tutti napoletani: Mario Omaggio, Franco Naddeo, Marco Reina, Salvatore Prospero e Vincenzo Alfano. A loro di volta in volta si aggiungevano altri. A scegliere ospedali e altro in cui compiere le razzie era un astigiano, Giacomo La Vela: era lui, nel Nord Italia, il basista e selezionatore degli obiettivi dove mettere a segno i colpi.

Tra basisti e corrieri. E dopo i colpi, occorreva trasportare i farmaci rubati e il compito era di Salvatore De Simone, uomo degli Alfano: era il corriere dei medicinali sull'asse Napolienova, nonché fornitore delle strutture per lo stoccaggio dei medicinali. La “mente”, il capo di tutti e tutti, dicevamo era Eduardo Lambiase, con alle spalle tanti guai giudiziari. Da Cava dei Tirreni gestiva tutto e non a caso proprio dal centro della provincia di Salerno, l’inchiesta - spiegavano ieri gli inquirenti - ha fatto il salto poichè in un garage vennero trovati i farmaci rubati a Cento, e da qui tantissimi altri furti delle razzie in tutta Italia: Lambiase è uno dei primi ad essere scoperto e le indagini decollano.

Tutto partiva da Lambiase.

Lui stesso individuava i farmaci più redditizi e commissionava i furti. Poi creava società all'estero per ripulire i farmaci rubati: riusciva in tutto questo mettendo insieme i “ladri”, la batteria napoletana degli Alfano (padre e figlio) e quindi gestiva il dopo-furto coi Caprini di Pompei. Ma il gruppo criminale non chiudeva qui la propria attività. Anzi, il traffico si allargava sempre più, non si fermava ai farmaci H, quelli antitumorali ma andava oltre: anche i farmaci in fascia A e C, quelli vendibili in farmacia, facevano gola.

Il broker del riciclaggio. Era Ernesto Pensilino, napoletano ad occuparsi di ricettarli e reimmetterli sul mercato, mentre era sempre la batteria degli Alfano a rubare. Pensilino gestiva il traffico come un broker: metteva in contatto la batteria di ladri con un informatore farmaceutico in pensione di Genova (Giorgio Lucio Grasselli), che acquistava dagli Alfano i medicinali per poi ricettarli ad un informatore farmaceutico di Brescia (a lui la misura di presentazione alla pg) e al torinese Emanuele Tubito, altro ex informatore farmaceutico, ora ai domiciliari in Torino.

Ex informatori nei guai.Grasselli, Tubito e il terzo rifornivano farmacie compiacenti: non a caso ieri mattina sono state le perquisizioni in sette farmacie ed un garage delle province di Genova, Torino, Cuneo e Brescia. Ultimo ma non ultimo, un napoletano (ricercato) che teneva i contatti tra gli Alfano e il clan camorristico "Licciardi" di Secondigliano di Napoli.

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