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Bondisti a San Pietro coi titoli carta straccia

di Alessandra Mura
Bondisti a San Pietro coi titoli carta straccia

Ieri 120 risparmiatori Carife all’udienza generale con Bergoglio Lieve ritardo: la delegazione non raggiunge i posti riservati, ma si fa sentire

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INVIATA A ROMA. L'udienza del mercoledì in piazza San Pietro è cominciata da pochi minuti. Papa Francesco ha appena attraversato la folla regalando strette di mano e sorrisi e si prepara a parlare ai fedeli accorsi ad ascoltarlo.

C'è un gruppo molto speciale che attende le sue parole. Sono i ferraresi traditi dal decreto Salva-banche, 120 risparmiatori riuniti nelle associazioni degli Azzerati e degli Amici di Carife, partiti con due pullman nel cuore della notte, più una rappresentanza delle Vittime del Salva-banche che ha viaggiato in treno. Pur non riuscendo a raggiungere i posti riservati per un lieve ritardo dovuto al forte traffico, Azzerati e Amici sanno come farsi sentire.

Il loro striscione è una muta ma assordante richiesta di attenzione, ed è proprio ai risparmiatori delle 4 banche travolte dal decreto confluiti ieri nella capitale che il pontefice dedica un saluto iniziale. «Un'iniziativa di grande impatto emotivo, per dare ulteriore visibilità a un problema che non è stato ancora risolto - commenta il presidente degli Azzerati, Mirko Tarroni - Oggi abbiamo raccolto una partecipazione incredibile». Ma quello di ieri non è stato solo un pellegrinaggio spirituale, ma anche una missione giocata su tavoli tecnici e politici. Nel pomeriggio lo stesso Tarroni e il presidente degli Amici di Carife, Marco Cappellari, hanno incontrato prima il responsabile dell’Unità di risoluzione e gestione delle crisi di Bankitalia, Stefano De Polis, e poi il sottosegretario del Ministero dell’Economia Pierpaolo Baretta.

«Siamo scandalizzati e indignati per come la vicenda è stata gestita da Bankitalia - attacca Cappellari - E oggi, a un mese dell'anniversario del decreto Salva-banche (firmato il 22 novembre 2015) - troppi tra i 4000 obbligazionisti rischiano di rimanere esclusi dai rimborsi, mentre dei 28000 azionisti non si ricorda più nessuno».

Ma le responsabilità, aggiunge, sono anche politiche: «Il decreto che azzera i titoli porta la firma del Ministero dell’economia, lo stesso che ora alza giustamente gli scudi per il dramma della Berco. Noi siamo i primi a essere solidali con la battaglia dei lavoratori licenziati, però sarebbe stata opportuna una identica levata di scudi anche per la tragedia di chi ha perso senza colpe tutti i propri risparmi. Noi siamo consapevoli di essere nel giusto, e non molleremo mai».

«Non ci fermeremo finché non ci saranno restituiti i nostri soldi - si uniscono i coniugi Maria Grazia Esposito e Stefano Tamisari - Vogliamo anche giustizia per le responsabilità dei dirigenti di banca e di chi non ha vigilato. Anche loro devono risponderne, non solo il governo. E vogliamo anche ringraziare le associazioni che organizzano queste iniziative, perché ci stanno aiutando tantissimo».

«Quelli che ci hanno tolto erano soldi guadagnati, e non dobbiamo perdere neanche un centesimo», incalza Nicoletta Tamisari, cugina di Stefano. E sulle limitazioni poste agli eventuali rimborsi ha qualcosa da ridire anche Andrea Rimondi: «Fra cedole pagate e altre detrazioni, bene che vada si arriverà a riavere il 70 per cento. Per non parlare degli obbligazionisti che rischiano di essere esclusi per le cessioni di titoli a familiari ancora in vita, un parametro che colpisce un migliaio di risparmiatori. È semplicemente iniquo».

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