«Grazie Ferrara per il tuo affetto», l'addio dopo la tragedia di via Padova
Il commosso e straziante saluto dei compagni di scuola all’amico Dejvis e alla sua mamma Blerina. L'ultimo viaggio verso l' Albania dove verranno celebrati oggi, giovedì, i funerali nella città natale
FERRARA. L’ultimo viaggio per l’Albania parte da qui, dal parcheggio della camera morturaria dell’ospedale di Cona. E’ tutto pronto, anche il furgone delle onoranze funebri albanese che aspetta di portarli nel loro paese, prima, e poi nella città natale della famiglia Alla, Librazhd. Dentro il furgone trovano posto prima il feretro bianco di Dejvis, il piccolo di 13 anni e quello della mamma Blerina.
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Ma dentro non ci sono solo loro, anche un pezzo di Ferrara, tante parole e commozione, i ricordi, il cordoglio, l’affetto e le lacrime di tutti i ragazzi e ragazze, compagni di scuola di Dejvis o del fratello più grande (dimesso dall’ospedale). Sono tutti qui, con professori e amici della famiglia, a salutarli prima dell’ultimo lungo viaggio che li porterà verso Bari, poi Durazzo e poi ancora verso Librazhd, dove nel pomeriggio di oggi, giovedì' 20 ottobre, si svolgeranno i funerali.
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Quello a Cona, nella camera mortuaria, era un funerale diverso, non meno intenso, straziante: lo avevano chiesto proprio i compagni di Dejvis, della scuola media “Ferruccio Mazza” del Barco, di poterlo salutare prima di questo ultimo, lungo viaggio. Il papà Hisen e i suoi fratelli avevano detto sì, sentendo l’affetto che questi ragazzi e questo pezzo di Ferrara hanno dimostrato verso la loro famiglia. «Ve lo meritate, perchè siete brava gente», dicono ad uno zio, guardando le centinaia di persone e ragazzi che aspettano e abbracciano il loro amico, il piccolo Dejivis, piccolo come i loro 13 anni: vanno e vengono verso la camera ardente per salutarlo, ne escono commossi, straziati anche loro.
Lo zio, uno dei tanti che in questi giorni di dolore ci ha aiutati ad entrare in punta di piedi in questa tragedia è commosso: «Siamo gente semplice che si alza la mattina per guadagnare il pane per i nostri figli: abbiamo capito questo affetto e non abbiamo parole per ringraziare». Bastano gli occhi lucidi, anche i suoi, per capire questo momento. Lui venuto da Spoleto, dove abita, e da una settimana va e viene dopo la tragedia di via Padova, deve star vicino alla sua famiglia. Lo abbiamo incontrato tante volte in questi 10 giorni di dolore, lui, il papà Hisen e suo fratello Arian e tanti familiari; abbiamo stretto le loro mani che sanno di lavoro e sudore, orgoglio e dignità.
E adesso, siamo qui con loro e questo pezzo di Ferrara, in questo parcheggio dove c’è posto solo per le lacrime, che nessuno nasconde, vuole nascondere: nemmeno i ragazzi che si abbracciano commossi, nemmeno chi sta scrivendo, nemmeno Hisen, il papà di Dejvis e il marito di Blerina, circondato da tutta la sua famiglia, che si alzava la mattina come tutti per lavorare, far crescere i figli, vivere delle piccole felicità che tutti abbiamo. «Poi all’improvviso arriva questa botta, sarà difficile superarla, ma lo faremo - dice lo zio - anche grazie a tutto l’affetto di questa Ferrara».
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