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La lezione degli amici di Dejvis

La lezione degli amici di Dejvis

Un diario coi ricordi dei ragazzi consegnato ieri alla famiglia Alla

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C’è solo silenzio, le parole non servono qui, nemmeno penne e taccuini che restano in tasca. Bastano le immagini di questi ragazzi che aspettano fuori dalla camera mortuaria. Li guarda tutti insieme, da lontano, la preside della loro scuola - le medie “Ferruccio Mazza” - dove Dejvis Alla era uno di loro. «Ecco - indica al giornalista la preside Lia Bazzanini, comunicando entrambi con parole strozzate, senza badare alle lacrime - tutto questo è straziante, ma è anche l’esempio di come sono cresciuti questi ragazzi, senza stereotipi, ideologie, differenze o altro». Bisogna ringraziare la scuola “buona” e chi la fa giorno dopo giorno. Non solo professori ma educatori che hanno scelto assieme ai ragazzi di esser qui, saltare alcune ore di lezione, di didattica. Per quest’altra lezione, nel parcheggio della camera mortuaria, più importante, sulla vita e sulla morte. Una scelta della scuola come quella dell’appello per raccogliere fondi, serviti per il trasporto dei feretri in Albania. Non erano solo soldi ma un abbraccio, una stretta di mano, per dire “noi ci siamo”. Soldi serviti adesso per l’ultimo viaggio. Che Dejvis farà con accanto un piccolo regalo: un diario che questi 13enni hanno consegnato alla famiglia dove hanno riportato ricordi, una frase, un pensiero, parole.

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