Tra soci e risparmiatori è l’ora della solidarietà
In Vaticano anche chi non si aspetta di recuperare più i soldi perduti «Tante persone si sentono tradite, noi siamo qui a lottare anche per loro»
ROMA. Provengono un po' da tutta la provincia. Sono impiegati, agricoltori, pensionati. A unirli, la protesta contro chi li ha considerati o continua a considerarli speculatori, la volontà ad andare fino in fondo per recuperare quanto è stato loro sottratto e il rifiuto verso un sistema di rimborsi che li vuole dividere in "figli e figliastri". Al contrario, tra Azzerati, Amici e Vittime, a non avere peso è anche la distinzione tra azionisti e obbligazionisti, con i primi - quasi del tutto azzerati pure nelle speranze di riavere quanto perduto - pronti a lottare per i secondi.
Lo testimonia, tra i tanti, Sabrina Trovò, che nelle azioni Carife ha bruciato i risparmi lasciati dal papà: «Ho aderito praticamente da subito agli Azzerati, e anche adesso che non mi aspetto più di recuperare nulla sono qui per appoggiare gli altri, che ancora possono ottenere qualcosa. La nostra presenza oggi in Vaticano è importante per il riflesso sull'opinione pubblica, perché se ne parli».
Alberto Dolcetti è un cliente storico della banca, la sua famiglia è in Carife da tre generazioni: «Continueremo a lottare per una risoluzione positiva di questa vertenza. La speranza è che inizi una campagna per recuperare qualcosa, soprattutto per gli azionisti, le cui perdite sono 15-20 volte superiori rispetto agli obbligazionisti. Confido in uno sbocco politico della vicenda a patto che Ferrara, la Ferrara dell'economia, della politica e dei sindacati, si svegli».
Si sente tradito due volte, e lo ribadisce mostrando la tessera del Pd non più rinnovata, Claudio Benini di Denore, che il 22 novembre 2015 ha visto liquefarsi oltre 96mila euro e da allora «non mangio, non dormo e non vivo più come prima». Parlare di rimborso automatico o di arbitrato suona come una beffa dal momento che «ci vengono proposti dei meccanismi senza fornirci le condizioni. E trovo inaccettabile - conclude - che un governo che ha calpestato i diritti costituzionali ora ci chieda di cambiare la Costituzione». Giuseppe Papi, agricoltore di Pilastri, è venuto a Roma «perché ci hanno messi nel dimenticatoio, questo governo si è scordato di noi e dalla banca non ho avuto alcuna comunicazione. Come azionista non ho grandi aspettative, non sono qui a pretendere nulla, ma a sostenere gli altri e cercare giustizia». (a.m.)
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