«Accompagnavo Paula a prostituirsi ma non l’ho uccisa»
Continuano a protestarsi estranei al delitto di Paula Burci, la diciannovenne rumena picchiata a morte e bruciata nel febbraio del 2008 perché voleva ribellarsi alla prostituzione. Sergio Benazzo e...
Continuano a protestarsi estranei al delitto di Paula Burci, la diciannovenne rumena picchiata a morte e bruciata nel febbraio del 2008 perché voleva ribellarsi alla prostituzione. Sergio Benazzo e Gianina Pistroescu, già condannati all’ergastolo dal Tribunale di Ferrara e dalla corte d’Appello di Bologna, si sono difesi ieri al processo “bis” davanti alla Corte d’assise di Rovigo, dopo che la Cassazione aveva annullato le due condanne sollevando una questione di competenza territoriale. Entrambi hanno ammesso di sfruttare la giovane Paula o di accompagnarla a prostituirsi (reati per cui del resto sono già stati condannati), ma hanno ribadito di non aver partecipato al massacro di Paula, una ragazzina di neanche 50 chili presa a calci, pugni, bastonate e colpi di martello, portata agonizzante in auto fino a Zocca di Ro e poi bruciata. Il suo cadaverevenne trovato in golena il 24 marzo 2008. Benazzo ha dichiarato di aver accompagnato Paula a prostituirsi «per bontà», di averla ospitata a casa sua ricevendo però soldi solo per vitto e alloggio, circa 200 euro al mese che gli passava la Pistroescu con cui aveva avuto una breve relazione, interrotta perché la donna a sua volta si prostituiva. Con l’aiuto di un interprete, Pistroescu ha fornito la sua verità. Il giorno della scomparsa di Paula avrebbe cercato di impedirle di andare in strada «perché c’erano dei problemi», ma la ragazza c’era andata comunque. Gianina quella sera non si sentiva bene: «Dissi a Paula che sarei andata a prenderla verso l’una. Lei mi disse che andava bene, ma che se avesse trovato qualche cliente sarebbe andata con lui. Ma quando sono andata a prenderla non c’era, e non rispondeva al telefono. Ho pensato che fosse stata arrestata». Lei e Benazzo nei giorni successivi l’hanno cercata, ma senza sporgere denuncia, per il timore di finire nei guai per sfruttamento.
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