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I traslocati in via Bologna «La sede non è idonea»

I traslocati in via Bologna «La sede non è idonea»

I dipendenti della Regione evacuati da viale Cavour hanno scritto al dirigente Segnalate 25 carenze. Una richiesta sopra tutte: non mandateci via da Ferrara

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«Assenza di disposizioni per marcatura cartellino, insufficienza di prese di rete, scarsa illuminazione naturale, illuminazione artificiale non adeguata, sovraffollamento eccessivo stanze da adibire ad ufficio, limitati servizi igienici, assenza di segnalazione di vie di fuga...». Questo è un parzialissimo elenco della caterva di carenze, deficienze, mancanze che i dipendenti della Regione , hanno scrupolosamente annoverato dopo aver perlustrato i nuovi ambienti di lavoro di via Bologna nei quali sono stati trasferiti dopo lo sgombero dal poco antisismico palazzo di viale Cavour 77.

Il minuzioso elenco è stato inviato a Bologna al dottor Maurizio Mainetti, che è il direttore dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, da cui dipendono i circa 70 lavoratori che tre settimane fa hanno dovuto “evacuare” da viale Cavour 77 poiché il primo, il secondo e il terzo piano sono stati dichiarati inagibili in quanto mancano le garanzie di sicurezza antisismica. Piano terra, quarto piano e porzioni del terzo - che non erano abitati dalla Regione - sono tuttora agibili e quotidianamente frequentati , per esempio dai 12 dipendenti dell’Aipo dislocati al quarto piano.

I traslocati manifestano una certa nostalgia di viale Cavour. Al dirigente Mainetti chiedono infatti di valutare anche «la realizzazione di un pronto intervento di manutenzione straordinaria» sull’edificio di Cavour 77, magari «in sinergia con gli altri enti condomini»; alla bisogna ci sarebbe pure qualche soldino: i 267 mila euro previsti dal Commissario per la ricostruzione (221 mila per la Regione e 46 mila per il Demanio), più altri 80 mila euro di rimborsi assicurativi derivanti sempre dal terremoto del 2012.

La stabile di viale Cavour è anche appesantito dalla scartoffie, lo sanno bene i dipendenti che nella lettera consigliano di alleggerire i solai dei diversi piani «sui quali gravano attualmente materiali d’archivio e pratiche demaniali». Suggeriscono inoltre - prima di prendere decisioni definitive - di attendere l’esito degli ulteriori accertamenti richiesti anche dal dirigente Claudio Miccoli (lo stesso che ha firmato l’ordinanza di sgombero) «al fine di valutare una eventuale declassificazione dello stabile». Quel che è certo - scrivono - è che le condizioni dell’ex Centro ortofrutticolo sono tali da rendere «impossibile l’attività anche ordinaria del Servizio nel medio periodo». Non ha nemmeno la capienza per «ospitare i colleghi ex Provincia» e la separazione confliggerebbe con quel «ricongiungimento» che è «fondamentale per il presidio territoriale» reclamato dalla legge 13/2015. Insomma, teneteci “vincoli e non sparpagliati” come avrebbe detto Pappagone. E soprattutto non spediteci tutti altrove: «Riteniamo che non si possa prescindere dal mantenimento delle sede lavorativa a Ferrara». Anche qui ci si raccomanda al buon cuore di Mainetti invocando il principio del presidio territoriale, caposaldo della legge 13/2015.

Le carenze rilevate nella sede “provvisoria” di via Bologna sono 25. La numero 13 non può essere tralasciata: «Non si ha conoscenza se la struttura risulta idonea ai carichi statici e sismici». Il carico di ironia appare rimarchevole.(m.p.)

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