Berco, i lavoratori sono rientrati ma i timori restano
Dopo la sospensione della mobilità si attendono gli incontri tra azienda e sindacati che inizieranno lunedì 24 ottobre
COPPARO. La Berco é ripartita. C'è sollievo, nell'aria, a Copparo. Ieri mattina, in un bar, una ragazza parlava di «pelle d'oca» a leggere le dichiarazioni sulla crisi sospesa. Copparo ha tirato un piccolo sospiro di sollievo. Ma rimane forte preoccupazione. E non solo. È forte la consapevolezza che lo stop allo sciopero ed alla mobilità è solo il primo passo di un percorso che non si prospetta facile. Dalle prime dichiarazioni e dal comunicato dell'azienda si lasciano sul tavolo la situazione di crisi, il rischio di esuberi e, soprattutto, la ricetta per la ristrutturazione che l'azienda definisce irrinunciabile. Lo aveva detto subito Stefano Bondi (nella Rsu per la Fiom). «Positiva la sospensione della procedura di mobilità. Ma da lunedì ci si deve confrontare con i problemi. Ci sono interi reparti su cui si intende intervenire, ma non si può pensare solo a licenziare e ad esternalizzare, servono altre prospettive, scelte, piani. Dovremo discutere e trattare con l'azienda. Per fortuna, al momento non abbiamo il conto alla rovescia da affrontare». Non a caso, appena chiusa la prima fase della trattativa, la sindacalista della Fim provinciale, Sandra Rizzo, si era trovata d'accordo su di un paragone con una partita a scacchi: «Non c'è più l'incubo del tempo per le mosse, ma resta una partita difficile».
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Parlando con la gente, rimane una certa sfiducia, pur con la cosapevolezza che si può provare a trattare. Intanto sui social, qualcuno esulta perché dice che la lotta ha avuto un successo. Altri ribattono che l'azienda ha solo preso tempo. Ma ad intervenir sono molti meno che tre anni fa. Molti di coloro che avevano condotto dibattiti e lotte anche incisive o sono prepensionati. A Copparo sono molti gli ex dipendenti, magari usciti nel 2013 nell'ultima vertenza (allora le uscite furono volontarie). Un punto di vista “esterno”, che però può aiutare a capire la situazione. Elvio Perelli, ex dipendente (uscito nel 2013), ragiona così: «Credo che i dirigenti abbiano grandi responsabilità. Da anni, a mia memoria, latitano. È da un po' che sono fuori, e devo rifarmi a quello che sento: qui, c'è sempre la scelta di decidere senza sentire gli operai, qualunque cosa si faccia. Io non credo che la dirigenza abbia veri spazi di manovra rispetto la casa madre, e che sia stata costretta a scendere a patti dal blocco della produzione. Si sente di grande tensione tra gli impiegati, ed è la prima volta che nelle vertenze Berco succede. Io ho paura che la strategia della fabbrica sia quella di andare a licenziare, per poi esternalizzare e far riassumere a contratti meno favorevoli i dipendenti ora in organico nei reparti di cui si parla per la ristrutturazione. Resta la rabbia, profonda: tre anni, con sacrifici ed uscite volontarie per aiutare la ripresa dell'azienda, e poi siamo ancora qui».
Mentre Paolo Da Lan (Uilm) ricorda che «con la decisione di venerdì, l’azienda ha disinnescati la bomba della procedura di mobilità. Ma resta la disdetta sulla contrattazione di secondo livello. Da qui temo si tratti di un’operazione solo finanziaria, che vogliano arrivare a contrattare il salario dei lavoratori in cambio di qualche taglio».
Insomma le parti restano sulle loro posizioni. La trattativa non sarà facile. Primo incontro lunedì pomeriggio alla sede di Confindustria a Ferrara.
Alessandro Bassi
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