Fiti confessò: stavolta l’ho combinata grossa
Le telefonate all’ex compagna dopo la tragedia. Alla ragazza disse: leggi di Aguscello sulla “Nuova”
Dei tre accusati dell’omicidio di Pierluigi Tartari, Costantin Fiti è sempre stato “quello che non ha mai confessato”. Certo agli inquirenti non ha mai ammesso niente, ma dalle carte del processo spunta una confessione - in gran parte intercettata - non meno pesante di un’ammissione formale. Sono le telefonate scambiate con la ex compagna Miriam subito dopo (ma anche subito prima) la tragedia di Aguscello. «Ho fatto qualcosa di brutto, questa volta l’ho combinata grossa», dice Fiti alla ragazza il 10 di settembre, poche ore dopo la rapina mortale. A riferirlo ai giudici, ieri, è stata la stessa Miriam (omettiamo il cognome per tutelare il bambino che ha avuto da Fiti, e che porta il cognome della madre), nel corso di una deposizione non priva di tensione. Lei evita di rivolgere lo sguardo al banco degli imputati («non voglio vederlo»), lui dopo qualche minuto chiede di lasciare l’aula e trattiene a stento la rabbia quando viene scortato fuori.
Miriam, pur con qualche incertezza di memoria a oltre un anno di distanza dai fatti, ha ripercorso la concitazione di quei giorni. Poco prima della rapina, ricorda, Fiti le aveva detto di trovarsi ad Aguscello «perché aveva qualcosa da fare». Poi, il 10, il giorno dopo la morte di Tartari, la chiama per dirle di averla fatta grossa. A cosa si riferisca, Miriam lo saprà un paio di giorni dopo, quando la notizia arriva ai giornali. «Gli ho chiesto cosa aveva fatto, e lui mi ha detto di guardare sulla Nuova Ferrara cercando Aguscello». La ragazza non ci mette molto a collegare i fatti. E si spaventa. In quel periodo si trova in una comunità di Forlì, dove aveva cercato sostegno proprio a causa del rapporto difficile con Fiti. «Avevo paura di lui, mi ha minacciata per anni perché non lo lasciassi, e continuava a minacciarmi per vedere il bambino». Il quadro si fa ancora più inquietante quando Miriam chiede a Fiti che fine abbia fatto l’anziano scomparso: «Forse è vivo, forse è morto, ma è lontano», le risponde Fiti, aggiungendo di voler scappare in Romania. «Non volevo che scappasse, che non pagasse per quello che aveva fatto». Per questo, il 18 settembre, Miriam si rivolge alla sua tutor di comunità, Barbara Martini (sentita anch’essa come testimone): la cosa migliore è andare dalla polizia. Miriam lo dice anche a suo padre (nel frattempo defunto), di voler denunciare tutto. Ma l’uomo la frena, ha paura di finire nei guai perché in quei giorni sta ospitando Constantin. La situazione si scioglie tre giorni dopo, il 22 settembre, con l’arresto di Fiti. (a.m.)
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