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Il Sì federalista di Tosi e “risparmioso” di Marattin

Il Sì federalista di Tosi e “risparmioso” di Marattin

Referendum, confronto fra il sindaco di Verona e il consigliere economico di Renzi «Se passa la riforma nelle Regioni nessuno più prenderà stipendi da 15mila euro»

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La data del referendum si avvicina e aumentano i dibattiti per far conoscere le ragioni del sì e del no. A Ferrara l'altra sera all'hotel Astra si è tenuto un momento di approfondimento,”Perché sì. Una riforma attesa da vent'anni”, sulle ragioni favorevoli alla riforma,nel quale hanno dialogato Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Luigi Marattin, consigliere economico di Palazzo Chigi. Ha moderato l'incontro Luca Traini, direttore della Nuova Ferrara. Il filo rosso della serata ha visto l'esame delle principali novità introdotte dalla riforma costituzionale Boschi-Renzi, che vede il superamento del bicameralismo paritario o perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, le nuove funzioni attribuite al Senato,l'abolizione delle province e del Cnel,la revisione del Titolo V della Costituzione, ossia quella parte della legge fondamentale dello Stato che disciplina i rapporti tra Stato e Enti locali, con l'attribuzione di alcune competenze che passano dalle regioni allo Stato,tra cui turismo, energia, porti e aeroporti. Per quanto riguarda la nuova formazione del Senato,oltre alla riduzione del numero che passa da 315 senatori a 100,una delle novità sarà la partecipazione di 21 sindaci, pertanto uno dei timori del fronte del no, è che i sindaci non abbiano tempo a sufficienza da dedicare alla città.

«Già ora come sindaco vado un a volta a settimana a Roma - spiega Tosi, che continua, l'impegno previsto è di 20/25 giorni all'anno per i nuovi senatori».

Il contenimento dei costi derivante dalla riforma costituzionale, non è uno dei temi più rilevanti della riforma secondo Marattin, ma piuttosto «un suo corollario, che deriva da modifiche strutturali del Senato e dal fatto che i sindaci-senatori non avranno indennità».

Un aspetto poco considerato secondo il consigliere economico di Palazzo Chigi, è che i consiglieri regionali non potranno percepire uno stipendio più alto di quello di un sindaco di una grande città.

«In alcune regioni, i consiglieri regionali arrivano a guadagnare 15/20mila euro». Con la riforma, spiega Marattin, il problema non si porrà più. Altri risparmi derivano dall'abolizione delle province. Una parola in più Marattin la dedica al federalismo, sul quale era intervenuto Tosi.

«Federalismo non significa assegnare più competenze, ma significa poche e chiare competenze,responsabilità di spesa.Il nostro sistema attuale non è competitivo, e non siamo riusciti a rendere porti e aeroporti competitivi».

La logica della revisione del titolo V,con il ritorno allo Stato di alcune materie, è nell'ottica un miglior funzionamento dei rapporti tra Stato e enti locali, per evitare conflitti.

Veronica Capucci

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