«Il sistema è perfezionabile ma non ci sono scandali»
«La denuncia della Lega Nord? Sappiamo bene e da tempo che i buoni sono utilizzati non solo per comprare generi alimentari ma anche per altro, ma da una parte i rifugiati sono persone adulte in grado...
«La denuncia della Lega Nord? Sappiamo bene e da tempo che i buoni sono utilizzati non solo per comprare generi alimentari ma anche per altro, ma da una parte i rifugiati sono persone adulte in grado di gestire i soldi a loro affidati, e dall’altra non è così semplice introdurre miglioramenti a questo sistema, come pure stiamo pensando di fare». La prima replica a Naomo Lodi e Alan Fabbri viene da Carlos de Los Rios, direttore di Camelot, cioè la coop che gestisce i buoni spesa messi sotto accusa. Si tratta di tagliandi distribuiti ai richiedenti asilo sia dell’emergenza che dei progetti Sprar, in sostituzione dei pasti cui hanno diritto e che non tutte le strutture ospitanti hanno la possibilità di fornire. Nulla a che fare, dunque, con il pocket money, cioè i soldi aggiuntivi che servono per le piccole spese accessorie. «I buoni vengono distribuiti fin dal 2005, anche se negli ultimi tempi hanno raggiunto cifre importanti: da gennaio ad oggi si tratta di circa 400mila euro - è il calcolo di Camelot - Sono affidati ai singoli richiedenti asilo, diventa impossibile vietare che li utilizzino non solo per comprare cibo. C’è chi li vende per mandare risparmi a casa, e chi l’impiega in altra maniera ma non mi sembra uno scandalo anche se preferiremmo che non finissero in mano ai commercianti».
Il sistema dei buoni cartacei non è del resto l’unico utilizzato da Camelot in sostituzione dei pasti, ad Imola ad esempio s’impiegano le tessere ricaricabili. De Los Rios ammette che il sistema buoni può funzionare meglio, «perché solo buoni Coop Alleanza 3.0? Abbiamo scelto la catena di distribuzione più presente sul territorio ma certo stiamo ragionando da tempo sulla possibilità di ampliare i nostri interlocutori. La principale difficoltà sta nel fatto che in questo caso le emissioni dovrebbero essere effettuate da noi, mentre i buoni Coop sono già pronti». I costi e la complessità della gestione, insomma, aumenterebbero in maniera significativa.
Legare i buoni al singolo richiedente asilo che li riceve? «Non cambierebbe molto, nulla impedirebbe di ‘fare la spesa’ per conto dell’eventuale commerciante committente e rivendergli poi a prezzo scontato la merce» è il ragionamento del direttore Camelot.
L’altra misura correttiva allo studio della coop è la restrizione della spendibilità dei buoni ai soli generi alimentari, escludendo l’alcol come ha chiesto tra l’altro la Lega, ma c’è una certa resistenza in proposito per non penalizzare i richiedenti asilo con limitazioni alla loro possibilità di gestione degli aiuti loro riservati. De Los Rios, in ogni caso, respinge l’accusa di mancanza di controllo su questi strumenti: «Ogni spesa è rendicontata direttamente al ministro degli Interni che è perfettamente a conoscenza di come funzionano i buoni».
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