La Nuova Ferrara

Ferrara

Il sindaco di Goro: una comunità da rinsaldare

Il sindaco di Goro: una comunità da rinsaldare

«Devo essere sincero? Quando il prefetto ha telefonato e ha pronunciato la parola Gorino, mi sono dovuto sedere. Ho immaginato ogni singola reazione. Conosco la mia gente, sono nato qui. Se avessero chiesto un mio parere avrei detto di no che non era il caso e che comunque sarebbe stato meglio aspettare».

4 MINUTI DI LETTURA





Ha la faccia distrutta il sindaco di Goro Diego Viviani e sembra non trovare le parole. Una bomba gli è scoppiata in mano e non sarà facile rimettere le cose in ordine: un disastro, ma forse non se ne rendono conto. Il prefetto Michele Tortora gli ha telefonato lunedì alle 14, una doccia fredda. «E non, sia chiaro, perché Goro e Gorino non vogliono ospitare i migranti; è che ci sono dinamiche ben precise, giochi che solo chi conosce bene il territorio può capire».
Passa la bottiglietta d’acqua da una mano all’altra, non riesce a stare seduto sulla poltrona del suo ufficio. «Se la sono presa con me, è anche giusto così alla fine. Ma non decido io. I sindaci, ed è paradossale, contano davvero poco in questi casi; il prefetto ha ragione, ognuno deve dare la disponibilità, è solo che avrei dovuto avere il tempo per parlare con la mia gente, per confrontarmi con loro per capire in che direzione andare». Alle 14.10 di lunedì ai gestori dell’ostello di Gorino è stata comunicata la decisione: nelle cinque stanze avrebbero dovuto ospitare le 18 migranti (diventate 12 nel corso della giornata). Alle 15 il caos.
«Lo sapevo che sarebbe andata a finire così. A Gorino hanno un carattere forte, non bisogna imporre le cose. L’emergenza è però emergenza a saperlo prima avremo indicato altre strade. O forse no. Cosa vi devo dire adesso»?

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.14312011:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/il-sindaco-viviani-parla-ai-cittadini/62576/62945]]


Sguardo basso, poca voglia di parlare, come chi ha la mente altrove. «E’ scoppiato il caso in un attimo; voci incontrollate grazie anche a chi ha pensato di cavalcare l’onda venendo a scaldare ulteriormente gli animi. Come se ce ne fosse bisogno in questo momento.... Sono convinto che la mia gente non è come è stata dipinta, ha solo bisogno di essere rassicurata, solo che adesso, adesso sì che è tutto più difficile».
Ma è rimasto solo tutto il tempo? Il suo partito non l’ha sostenuta? Non è venuto nessuno da Ferrara?
«Sì, mi hanno telefonato in tanti e Luigi Vitellio è anche arrivato. Ma è stato meglio evitare, non è venuta al presidio. Non era il caso davvero. Sarebbe successo un macello, c’era già chi stava facendo il proprio comizio sulle disgrazie altrui».
Non fa nomi e come sempre non alza la voce Diego Viviani. Ma lei cosa pensa davvero?
«I migranti vanno aiutati. Ci mancherebbe. Ma il peso non può può essere sulle spalle di chi ha da gestire situazioni difficili ogni giorno. O meglio, bisogna attivare linee dirette di confronto perché adesso ho da una parte i cittadini incavolati che chiedono di essere rassicurati ed è mio dovere farlo, dall’altro il mio pensiero non può non andare a quelle povere donne e a quella povera gente che chiede solo di essere aiutata».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.14306732:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2016/10/25/news/barricate-a-goro-respinti-i-profughi-1.14306732]]

Come è andata la notte?
«Non ho chiuso occhio. E nemmeno la mia famiglia. Se la sono presa anche con mia moglie, poverina. E’ abituata, per carità, ma c’è rimasta molto male anche lei questa volta».
La cosa che le ha fatto più male sindaco?
«Vedere che, come sempre, c’è chi specula sulla povera gente, seminare odio è pericoloso. E’ facile gridare quando si è liberi, quando non si hanno responsabilità istituzionali importanti. Se il prefetto prende una decisione bisogna rispettarla... Al limite si può discutere, aprire un confronto, ma non si possono alimentare l’odio e le barricate»
Si aspettava una reazione così?
«Devo essere sincero? Sì. Quando il prefetto ha telefonato e ha pronunciato la parola Gorino, mi sono dovuto sedere. Ho immaginato ogni singola reazione. Conosco la mia gente, sono nato qui. Se avessero chiesto un mio parere avrei detto di no che non era il caso e che comunque sarebbe stato meglio aspettare».
E adesso?
«Adesso saranno giorni lunghi e difficili. Aprirò una serie di confronti così da capire veramente fino a che punto e dove si può arrivare. Al momento no, non possiamo proprio ospitare nessuno. Non è il caso, anche perché se prima avessimo potuto mediare, ora la strada è davvero in salita».
Una giornata nera per Goro e Gorino.
«Ci stanno conoscendo attraverso il nostro lato peggiore. Speriamo che le acque si calmino in fretta e tutta questa eco si spenga al più presto. Da parte mia chiedo scusa per delle reazioni troppo pesanti. Ma alla fine siamo anche questo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google