In aula i “furbetti” del dopo terremoto
A processo il titolare della Far di Dosso e altri 5 imprenditori: la Regione pagò 600 mila euro in più per lavori mai eseguiti
Tutti a processo, i “furbetti” del dopo terremoto, il 14 dicembre prossimo, in tribunale. Lo ha deciso ieri il giudice Monica Bighetti rinviando a giudizio sei persone per una truffa da 650 mila euro realizzata intascando soldi per lavori edili mai realizzati, a fronte di altri regolarmente eseguiti nel capannone della ditta Far di Dosso, lesionato dalle scosse del maggio 2012. Per l’accusa di truffa aggravata dovranno presentarsi in tribunale l’imprenditore centese Gianluca Alberghini, titolare della ditta Far di Dosso di Sant’Agostino, Cristiano Garutti e Stefano Anselmi, amministratori di una società fittizia, La Fenice srl, ritenuta una “cartiera”, società d’appoggio che produceva fatture false per realizzare il raggiro. Quindi, imputate al processo di dicembre anche altre tre persone, titolari di società accusate di avere riciclato i soldi pubblici della Regione, non dovuti alla Far di Alberghini: sono i ferraresi Mara Vaccari, titolare della società Immobiltre, Filiberto Trevisani della Omia srl e Fabiana Borsari, di Future Home Immobiliare, accusati del reato di riciclaggio per aver trasferito sui conti delle loro società parte della somma di 650mila euro truffata alla Regione Emilia Romagna. All’udienza di ieri mattina, davanti ai pm Alberto Savino e Giuseppe Tittaferrante, il giudice Bighetti ha deciso per il rinvio a giudizio e contestualmente ha anche assolto un settimo imputato: Andrea Magri, difeso dagli avvocati Bertasi e Zanardi, prestanome della società fittizia La Fenice, è stato assolto sia dalla truffa aggravata che dalla frode fiscale perchè «il fatto non costituisce reato». Per lui truffa e frodi non sono reati, perchè commessi da altri, poichè nonostante avesse ammesso di intascare 2000 euro al mese nel ruolo di prestanome per conto de “La Fenice”, non sarebbe stata raggiunta la prova per dimostrare la sua consapevolezza della truffa in atto e della frode: firmava fatture false e poteva anche non sapere del loro utilizzo truffaldino.
La truffa ruota attorno a 5 fatture false emesse da “La Fenice” alla Regione per ottenere contributi per la riparazione e la ricostruzione del capannone della Far di Dosso. Azienda che era stata sì lesionata dal terremoto, aveva sì diritto ai fondi che aveva già ottenuto: ma, secondo l’accusa, avrebbe chiesto rimborsi non dovuti per lavori mai eseguiti per 633.356 euro. Solo una piccola parte di una cifra di oltre 2 milioni che la Far aveva ottenuto, questi regolarmente per ricostruire. Secondo gli inquirenti, la guardia di finanza di Ferrara e la tenenza di Cento, oltre ai lavori eseguiti e fatturati, con triangolazioni con “La Fenice” e le altre società coinvolte e accusate, la Far si fece rimborsare quei 650mila euro per lavori inventati e mai realizzati.
Assolutamente no, replicano le difese, che ieri mattina hanno preso atto della decisione del giudice per il processo pubblico. «Sarà questa la sede - il processo di dicembre, ndr - per dimostrare l’estraneità non solo dell’azienda ma di tutti i protagonisti», spiegava ieri sera l’avvocato Beatrice Capri di Bologna che assiste l’imprenditore Alberghini.
Le faceva eco il legale di Stefano Anselmi, l’avvocato Alberto Bova, contestando ruolo del suo assistito («mai stato amministratore della società»), sottolineando che vi è documentazione copiosa al processo per dimostrare e verificare che tutte le opere che vengono ritenute mai eseguite, in realtà sono reali e i lavori realizzati e conteggiati per i pagamenti. Tesi da cui parte la difesa degli altri imputati minori, contrastando l’ accusa di riciclaggio, sostenuta dagli avvocati Enrico Zambardi e Gianluca Filippone, decisi a dimostrare l’infondatezza dell’accusa.
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