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Dentro al Palaspecchi nell’«inferno dei vivi»

di Daniele Predieri
Dentro al Palaspecchi nell’«inferno dei vivi»

Blitz ieri mattina all’alba: trovate 17 persone di cui due minori e tre donne La Digos: «nessun terrorista o criminale, accattoni con precedenti per furti»

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I primi fermati uscivano dal Palaspecchi alle 5.30 di ieri mattina: andavano alla fermata del bus che li avrebbe portati a Bologna a mendicare. Come ogni mattina. Non si aspettavano di trovare a quell’ora polizia, carabinieri, municipale che hanno fatto scattare un blitz di controllo e non di sgombero - particolare importante - dentro «l’inferno dei vivi», il palazzo di vetro che da anni innesca polemiche e incendia animi. Un’operazione voluta dal questore e dalla Digos cittadina per aver conferma delle indagini fatte da mesi, in silenzio, senza le casse di risonanza della politica e dei social. Solo una operazione di ordine pubblico, di prevenzione. E alla fine, dopo aver trovato 17 persone all’interno, due ragazzini di 15 e 17 anni, tre donne e gli altri uomini, suddivisi tra romeni, la maggior parte e tra loro un solo tunisino, la conferma alla «nostra indagine seria», dicono i dirigenti che l’hanno condotta: «nessun criminale, nessun terrorista è stato trovato all’interno, e solo accattoni che vivono dentro a gruppetti, in piccole stanze». O meglio dire sopravvivono, «in condizioni inimmaginabili», spiegano senza riuscire a dare la minima idea di quello che ieri mattina gli stessi inquirenti hanno visto, sentito, annusato dentro l’inferno.

Ieri dopo mesi e mesi di indagini (controlli sugli occupanti abusivi, appostamenti, registrazioni di video e fotografie) tutti insieme sono entrati nel Palaspecchi con l'intento di monitorare la situazione: «Il senso della nostra azione - ha spiegato il dirigente Digos, Pietro Scroccarello, nonchè capo gabinetto della questura di Ferrara - era quella di capire e verificare meglio un fenomeno, di degrado ed emergenza che teniamo sotto controllo da tempo, ed evidenziare al di là delle polemiche di questi mesi che all’interno vi sono occupanti abusivi, non nel numero riferito in passato». Centinaia di persone avevano detto quelli di Lega Nord, primo tra tutti Naomo Nicola Lodi ripetendolo e amplificando in ogni dove, in passato anche in un consiglio comunale rovente sulla materia. Ma di questo centinaio nemmeno l’ombra. «Appena un ventina», precisa Alessandro Chiarelli, vice dirigente Digos, indicando le foto scattate negli ultimi mesi alle persone che entrano ed escono dal Palaspecchi. Ma la loro pericolosità sociale indicata da tanti come esplosiva si riduce all’ accattonaggio, anche molesto. Questo documentato, eccome. Perchè sono stati filmati uomini e donne che prendono il bus da Ferrara verso Bologna, nella vicina via Bologna a poche centinaia di metri dal Palaspecchi, la mattina alle 5 per andare a lavorare, a chiedere l’elemosina sotto le Due Torri. Altri lo fanno a Ferrara e si possono vedere in giro tutti i giorni, anche frugare nei cassonetti dei rifiuti gli avanzi del Mc Donalds come aveva documentato la Nuova Ferrara. Poi, dopo il “lavoro” tornano nella loro casa “abusiva”, e per questo scatterà il reato. Qui abitano - per così dire, cercano di spiegare gli inquirenti raccolti alla presentazione di ieri - in pochi ambienti vivibili (chi è entrato lì, l’ha definito “l’inferno dei vivi”) all’interno del Palaspecchi, appena 4/5 stanze di un piano, in condizioni di estremo disagio: ma è la loro vita spiega Scroccarello, una scelta che hanno fatto e qui la polizia si ferma perchè ora si dovrebbe mettere in moto il meccanismo di un’altra accoglienza, se lo vorranno loro stessi, se faranno un’altra scelta se non quella di vivere nell’«Inferno dei vivi». In queste stanze hanno tutto il necessario: dai fornelli agli stendini per i panni. E altro: una ragazza allontanata ieri mattina si è premurata con i poliziotti che la portavano fuori di prendere il suo beauty-case. Piccoli segnali di umanità, quella che gli stessi poliziotti hanno rispettato ieri nei controlli. E come spiegava la comandante della municipale Laura Trentini, tramite i servizi sociali, il Comune sta cercando soluzioni alternative di accoglienza, soprattutto per i due minori già affidati alla comunità Don Calabria. Se sceglieranno di restare lì e non tornare nell”Inferno dei vivi”.

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