La Nuova Ferrara

Ferrara

Le barricate di Gorino

Lo Stato ha perso, la comunità pure

di LUCA TRAINI

Il fondo del direttore sulle barricate che hanno respinto l'arrivo di 12 donne straniere a Gorino

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Non ci sono vincitori, sulle barricate che hanno fermato l'arrivo dei profughi: ha perso lo Stato, ma un'intera comunità ci ha rimesso la faccia. Gorino è il finis terrae ferrarese.

Nebbie, canali e un grumo di case aggrappato all’argine tra Po e Sacca, con quella sola struttura ricettiva che è l’ostello. Decidere che fosse la prima da requisire in tutto il Ferrarese per dare una sistemazione ai migranti che la ripartizione per regioni e province indirizza qui, è stato un azzardo. Anche nella tempistica che, se proprio, avrebbe potuto avere l’immediatezza di un blitz, non lasciare cinque ore tra la comunicazione del provvedimento e l’arrivo dei profughi, buone a far rimbalzare e distorcere voci e ad organizzarsi, ma non a ragionare. Con l’esito - e non poteva esserci ordine diverso - del dietro-front, rafforzato l’indomani dalla comunicazione che Gorino usciva dalla lista dei luoghi individuati per accogliere. Un pericoloso precedente, che bancali e gente determinata non mancano, anche altrove.

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I profughi, le donne che Gorino non ha mai visto e di cui oggi vi mostriamo gli occhi, sono andati altrove, grazie all’impegno di sindaci che sempre ci sono quando si tratta di risolvere un problema e che nella notte hanno fatto anche da tassisti, dopo aver rimediato alloggi temporanei. Le barricate sono state tolte, i pescatori che martedì non erano usciti in mare, per presidiare le strade, sono tornati sui banchi di vongole e i bimbi su quelli di scuola. Non ci sono più evidenze di ciò che è accaduto, ma il paese sa che qualcosa è andato in frantumi. Qualcosa di più profondo dell’immagine finita nel fango, qualcosa che ha più valore degli affari delle vongole ora minacciati dal boicottaggio della assoluta maggioranza che ha scoperto Goro e Gorino solo per ciò che ripugna, tutti. Qualcosa che lentamente, ma con perseveranza, va ricostruito, mettendo insieme un coccio dopo l’altro. Partendo da quell’atto di catarsi collettiva che è stata l’assemblea dell’altra sera in cui il paese ha ribadito di non essere razzista, che se qualcuno avesse bussato le porte di casa si sarebbero spalancate, che se... se.

Sono tra coloro che vogliono credere che Goro e Gorino siano un popolo solidale, per la natura stessa delle genti di mare e che possano dimostrarlo, che ve ne sia presto la possibilità. Un’idea circola già: strutturare dal basso un progetto d’accoglienza, candidandosi ad ospitare volontariamente i profughi che la prefettura mai più manderebbe lì. Sarebbe una grande prova.

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