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E adesso Goro si prepara a prendere alcuni profughi

Il sindaco Viviani a Gorino
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Il sindaco Viviani a Gorino

Vertice tra sindaco e opposizioni: patto per ridare un buon nome al paese. In ballo ci sono anche i rapporti con la Regione e gli interessi dei pescatori

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GORO. È una strada lunga e tutta in salita quella che Goro e Gorino hanno davanti per ricomporre l’immagine andata in frantumi con il no muscolare all’accoglienza dei profughi, per le immagini delle barricate che hanno fatto il giro d’Italia e sono state censurate persino dal Papa. Un percorso duro ma che va necessariamente compiuto, come il sindaco aveva annunciato nell’assemblea di martedì pomeriggio in sala consiliare.

Mercoledì sera, dopo il consiglio comunale, ne hanno parlato a porte chiuse lo stesso primo cittadino e i due referenti dell’opposizione: i candidati sindaci usciti sconfitti dalle urne della scorsa primavera. Bando alle polemiche: in questa fase l’urgenza è lavorare assieme per restituire un buon nome alle due comunità, tutto il resto passa in secondo piano e la resa dei conti è rinviata. In ballo c’è il buon nome della comunità e, di riflesso, gli interessi commerciali dei produttori alle prese con un “boicottaggio delle vongole della Sacca” che rimbalza in retre, fortunatamente senza troppo attecchire, e soprattutto i rapporti con la Regione e le amministrazioni pubbliche, da dove arrivano segnali preoccupanti.

Preoccupanti, sì. Perché un paese che vive di pesca e dunque fa i conti anche con gli aiuti strutturali dell’Unione Europea, e che per le vongole si affida alle concessioni in mare e attende il lancio della gara per la gestione della nursery da cui si preleva il novellame, non può permettersi di perdere interlocutori politici e tecnici. Qualcuno a Bologna è pronto a scommettere che il taglio dello scanno di Goro, un intervento costato 350mila euro di fondi pubblici, in un ambito in cui la Regione ha investito cinque milioni, in condizioni come queste non sarebbe stato fatto. Un rischio che Goro e Gorino non possono correre.

Nasce anche da queste riflessioni concrete l’idea di attivare un progetto Sprar per accogliere in paese, volontariamente, quattro o cinque profughi, probabilmente in un appartamento di proprietà comunale o che l’amministrazione potrebbe prendere in affitto per quello scopo. Con il sostegno delle cooperative del mare che verranno coinvolte e l’adesione della rete del volontariato che tra Goro e Gorino è molto ramificata. La strada è in salita, ma le gambe sono buone.

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