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I professori tornano sui banchi per una lezione anti bullismo

I professori tornano sui banchi per una lezione anti bullismo

ARGENTA. Docenti a scuola contro il bullismo. L'importante incontro di formazione, fortemente voluto dall'Istituto superiore di Argenta-Portomaggiore, si è tenuta nei giorni scorsi nell'aula magna...

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ARGENTA. Docenti a scuola contro il bullismo. L'importante incontro di formazione, fortemente voluto dall'Istituto superiore di Argenta-Portomaggiore, si è tenuta nei giorni scorsi nell'aula magna della sede di Argenta, aula dedicata all'indimenticabile preside Elisabetta Fiorentini.

Docente speciale per l'occasione è stato l'avvocato Piero Giubelli, presidente dell'ordine degli avvocati di Ferrara. Il tema affrontato è stato “Il bullismo e i reati ad esso connessi: responsabilità penali del bullo e del docente”. Il legale ha aperto i lavori facendo riferimento al protocollo d'intesa per la prevenzione e la lotta ai fenomeni di bullismo e di devianza giovanile siglato dalla prefettura di Ferrara con diversi attori tra cui l'Ordine degli avvocati di Ferrara.

L'intervento dell’avvocato Giubelli è proseguito prendendo spunto da una domanda: «Quando il docente deve informare le Forze dell'ordine o denunciare all'autorità giudiziaria il comportamento del bullo?». E ancora: «Cosa rischia se non denuncia il fatto e interviene solamente con un'azione pedagogico-educativa?». Il legale ha spiegato che «l'insegnante è un pubblico ufficiale ed è tenuto a presentare denuncia se viene a conoscenza, nell'esercizio o a causa delle sue funzioni, di un fatto-reato perseguibile d'ufficio». Alcuni tra gli esempi più noti di bullismo scolastico sono le percosse, le lesioni, la diffamazione (molto diffusa nel cyberbullismo), il furto, la rapina (ad esempio rubare la merenda), l'estorsione, le minacce a pubblico ufficiale e lo stalking. «Come può, però, il docente cercare di prevenire tali comportamenti di violenza e prevaricazione?». È stata un'altra domanda. Un piccolo suggerimento dell'avvocato è stato quello di «far capire agli alunni che un comportamento scorretto di oggi li penalizzerà per il futuro, poiché una condanna, per i reati più gravi, in particolare per gli alunni maggiorenni, potrà inibire loro in futuro la possibilità di accedere a concorsi pubblici o anche solo iscrivere la propria attività alla Camera di commercio». (g.c.)

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