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il processo

"Così la Cmr ha nascosto i suoi beni ai creditori"

L'insegna della Cmr
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L'insegna della Cmr

Il crac della cooperativa di Filo d'Argenta, otto a processo per bancarotta preferenziale. La curatrice fallimentare: dismissioni a società costituite da cinque giorni

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ARGENTA. I mesi che hanno preceduto la richiesta di concordato preventivo da parte della Cmr sono stati scanditi da una frenetica serie di cessioni di quote e dismissioni patrimoniali, un’attività proseguita fino alla vigilia della presentazione dei libri in tribunale coinvolgendo perfino società costituite cinque giorni prima.
È la cronaca di una spogliazione annunciata quella che ha ripercorso ieri davanti ai giudici Raffaella Margotti, curatrice giudiziale della cooperativa di Filo di Argenta dichiarata fallita nell’aprile del 2011. A processo, accusati a vario titolo di 21 capi di imputazione per le bancarotte, soprattutto preferenziali, connesse al crac da 40 milioni di euro, ci sono l’ex direttore generale Bruno Caravita e sette imprenditori che, secondo la procura, sono stati favoriti dalla svendita del patrimonio di Cmr a scapito di oltre 300 creditori.

Si tratta di Paolo Conforti, presidente del Gruppo Nettuno; Carlo Fossati, ritenuto suo prestanome nelle operazioni di vendite e cessioni; Maria Giulia Scozzoli, compagna di Conforti e referente unico della società Marina Estate; Gianni Fabbri, presidente Ecis Coop; Romolo Rago di Edilglobo; Sabato Nocerino di Vega Coop e Natalina Perri di Nuova Edil.
L’udienza di ieri è stata in gran parte occuoata dalla relazione della curatrice Raffaella Margotti (costituita parte civile attraverso l’avvocato Eugenio Gallerani) la stessa che nel 2011 chiese e ottenne dai giudici la revoca del concordato preventivo, non ritenendo che Cmr avesse le necessarie risorse e garanzie.
Fin dal 2007, ha esposto rispondendo alle domande del pubblico ministero Nicola Proto, la cooperativa aveva cominciato a mostrare segnali di sofferenza, con un calo della produzione che aveva indotto il cda a realizzare un programma di ristrutturazione. Nel 2008 la situazione non migliora: il bilancio regge in virtù di plusvalenze straordinarie derivate dal conferimento del ramo cimiteriale, ma i revisori avanzano dubbi sulla continuità aziendale. Nel 2009, fallito un tentativo di accordo con le banche per una moratoria sui debiti, il bilancio registra una ulteriore riduzione del fatturato rispetto all’anno precedente. Ed è dall’anno successivo, il 2010, che vengono avviate quelle operazioni che, secondo l’accusa, servivano a “nascondere” il patrimonio della cooperativa attraverso un sistema di società partecipate a scatole cinesi dietro le quali, attraverso prestanome, c’erano gli stessi vertici Cmr e gli imprenditori “privilegiati”.
Un esempio su tutti: il caso Serco-Marina Estate. Serco è una società partecipata al 100% da Cmr, costituita per realizzare investimenti immobiliari. Il 4 ottobre del 2010 Cmr cede il 60% delle quote di Serco a Carlo Fossati, del gruppo Nettuno presieduto da Conforti. È di quattro giorni più tardi la mail inviata da Conforti a Caravita, e trovata nel server di Cmr dalla stessa curatrice Margotti nel corso dei suoi accertamenti. Nella mail si discute della cessione di alcuni beni immobiliari di Serco - uffici e depositi nel porto turistico di Ravenna - che la stessa Serco aveva acquistato nel 2007 per 2 milioni e 300mila euro da un’altra società controllata direttamente dalla Cmr, la Siser. La mail ha presto un seguito concreto: il 25 ottobre, dunque tre settimane dopo la cessione del 60% delle quote di Serco alla società Nettuno, Serco vende i suoi beni immobiliari alla società Marina Estate, costituita appena cinque giorni prima. Socio unico di Marina Estate risulta essere Maria Giulia Scozzoli, compagna di Conforti. Il valore della vendita ammonta a 1.800mila euro, pagato interamente attraverso mutui, a eccezione di un assegno da 2.300 euro.
L’udienza è proseguita ripercorrendo le altre operazioni finite nel mirino di procura e guardia di Finanza, in particolare le altri cessioni societarie che hanno interessato altre tre partecipate di Serco: Eurolandia, Costa Verde e Conway. Tutte operazioni, secondo l’accusa, che servivano a spogliare fittiziamente Cmr dei propri beni per non far fronte ai creditori in vista della richiesta (poi respinta) di concordato preventivo. Prossima udienza il 12 novembre.
 

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