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Profughi, ancora un mese in emergenza. E c’è il problema-fuoriusciti

Profughi, ancora un mese in emergenza. E c’è il problema-fuoriusciti

Dopo i 14 arrivi di ieri, la prossima settimana bisognerà trovare posto ad altri 19 migranti. Nuovi ospiti per tutto novembre. Don Bedin: 2-300 persone da seguire fuori dai programmi

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FERRARA. Sono arrivati ieri verso le 13, stipati in un pullmino proveniente da Bologna, i 14 nuovi richiedenti asilo, i primi ad essere ospitati in provincia dopo la vicenda di Gorino. Stanchi per la lunga attesa nell’hub bolognese, sempre caotico quando si tratta di arrivi e partenze, il volto segnato dalla diffidenza e dalla preoccupazione, diversi con le ciabatte ai piedi, i giovanissimi migranti sono stati fermati a pochi metri da piazzale Medaglie d’oro, per essere accompagnati a piedi dagli addetti Asp alla sede della Caritas, per la prima accoglienza. «Veniamo dalla Guinea» ha detto qualcuno di loro, in francese, prima di dirigersi alle visite mediche e ad un pasto caldo. Nelle prossime ore le otto donne e sei uomini che compongono il gruppo saranno smistati sul territorio, per il momento sono confermate le destinazioni individuate nel vertice di venerdì in Prefettura (5 donne nell’Alto Ferrarese e 3 in una struttura del Basso Ferrarese, gli uomini a Ferrara nell’hub e in una struttura privata), anche se qua e là affiorano tensioni. «Può essere che i fatti di Gorino abbiano stimolato lo spirito di emulazione, ma sta succedendo anche il contrario - racconta Angela Alvisi, presidente Asp - In queste ore diverse persone si sono fatte avanti per disponibilità individuali, non solo per appartamenti, la tipologia di aiuto che ha tempi più lunghi».

In effetti il sistema dell’accoglienza ferrarese è chiamato ad uno sforzo emergenziale lungo almeno un altro mese, cioè fino a quando le condizioni meteo invernali non arriveranno a contingentare i nuovi arrivi dalle coste africane. Si parte già la prossima settimana, quando sono attesi altri 19 migranti, che porteranno il numero totale più vicino a quella quota mille fino a pochi mesi fa considerata impossibile da reggere. «Se siamo arrivati a queste cifre, vuol dire che siamo in grado di accogliere queste persone a Ferrara e provincia» fa notare Alvisi. I prossimi 19 al momento non hanno una collocazione certa, si attende la disponibilità di qualche posto attualmente occupato da persone in uscita dal programma di accoglienza, e di sicuro per almeno una quindicina di giorni non saranno disponibili nuovi alloggi reperiti con il bando prefettizio, poiché anche quelli che hanno ottenuto via libera devono completare gli allacciamenti delle utenze.

Terrà un sistema che in questo periodo comincia ad essere sollecitato anche dalle richieste di asilo “residenziali”? «È vero, tra un po’ ci sarà il problema del freddo ma il sistema messo a punto dall’incontro di venerdì mi sembra in grado di rispondere all’emergenza del prossimo mese - è il ragionamento di don Domenico Bedin, uno dei perni del volontariato assistenziale - Credo invece si debba cominciare a lavorare su chi è uscito dal sistema di accoglienza, cioè i ragazzi che hanno ottenuto il permesso di soggiorno a diverso titolo, e quindi non hanno più una sistemazione e l’assistenza, e chi si è invece visto respingere la domanda, ed è sostanzialmente un irregolare. Queste persone, direi 2-300 al momento, molte delle quali stazionano in zona Gad, si aggregano a gruppi di connazionali e anche per questo non sono ben visti dalla popolazione. Per loro sarebbe opportuno attivare un qualche sforzo d’integrazione e d’istruzione». Il tono di don Bedin non è allarmato, ma s’intuisce una certa preoccupazione per la dimensione di un fenomeno sostanzialmente non governato, e di sicuro in crescita. La questione degli irregolari, tra l’altro, mette a nudo il punto debole del meccanismo dell’accoglienza, visto che queste persone in teoria dovrebbero uscire dall’Ue.

Stefano Ciervo

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