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sullo sfondo rispunta la popolare di Bari

Per Nuova Carife si lavora all’ipotesi-Fitd

Per Nuova Carife si lavora all’ipotesi-Fitd

Spiragli di accordo Ubi-Bce per la vendita delle altre tre banche. Due scenari per il Fondo

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Nella continua alternanza di ipotesi sulla vendita di Nuova Carife e delle altre good bank, il pendolo sembra oscillare in maniera decisa verso lo scenario da tempo considerato più realistico: tre banche a Ubi e la cassa ferrarese nelle braccia del Fondo interbancario. Questa ipotesi è stata riproposta da Repubblica e trova sostanziale conferma da fonti vicine agli ambienti bancari che stanno lavorando alla vendita. Ci sono ancora alcuni punti da definire nella trattativa preliminare tra Ubi e le autorità europee, in particolare la Bce, e la cronaca di questi mesi consiglia di non sottovalutare la portata di potenziali intoppi su questo fronte. La notizia di una maggiore flessibilità di Francoforte sull’aumento di capitale richiesto alla banca bergamasca (non più 600 ma “solo” 400 milioni), grazie all’aiuto del Fitd, e anche su altri aspetti più tecnici, unita al lavoro di Roberto Nicastro per cedere almeno una trance dei nuovi crediti deteriorati, va però nella direzione giusta. Di sicuro il pressing italiano contro gli ostacoli sollevati dall’Europa si è fatto negli ultimi giorni davvero asfissiante, come testimoniano le dichiarazioni pubbliche di Giuseppe Guzzetti (Acri) e Antonio Patuelli (Abi).

Una volta sistemato il blocco più consistente, la collocazione di Nuova Carife tra le braccia del Fitd non disturberebbe più di tanto la Commissione Ue, che non dovrebbe nemmeno porre vincoli temporali alla sistemazione definitiva della banca. È chiaro, infatti, che l’eventuale ingresso del Fondo nella cassa ferrarese aprirebbe le porta ad una fase di assestamento propedeutica alla cessione ad un’altra banca. E in questa prospettiva si può notare che gli unici due interventi finora effettuati dal braccio volontario del Fitd, nato per aggirare le norme europee sugli aiuti di Stato, siano Tercas e Caricesena, la prima già inglobata dalla Popolare di Bari, che potrebbe avere interesse ad un’espansione lungo l’asse dell’Adriatico. In questo caso l’intervento del Fitd potrebbe limitarsi ad un apporto parziale di capitale, mentre se servisse una fase di assestamento più complessa, l’intera banca dovrebbe finire al Fondo. Uno scenario inedito. (s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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