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era Accusato di invasione dopo una vittoria della Benedetto

«Far festa in campo non è reato»

«Far festa in campo non è reato»

Cento, il Tar accoglie il ricorso di un giovane tifoso e revoca il Daspo

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CENTO. Il questore aveva disposto il “daspo” per un tifoso di basket centese, riscontrandone gli estremi dopo “un’invasione di campo”, ma il Tar ha ribaltato il provvedimento, dando ragione al ragazzo. È finita così, con la sentenza del Tribunale Amministrativo regionale, da parte del presidente Giuseppe Di Nunzio, l’intricata vicenda di un tifoso. Il quale, il 20 giugno scorso, si era vista disporre l’interdizione da tutti gli impianti sportivi nazionali, ed anche all’interno dell’Unione Europea, dove fosse impegnata in incontri di pallacanestro la nazionale italiana. Una misura, quella del “daspo” che «il questore applica sempre discrezionalmente – si legge nella sentenza del Tar – non essendoci un automatismo per la denuncia di alcuni reati e l’emanazione di questa misura restrittiva».

Nella fattispecie, il tifoso centese ricorda solo di essere entrato in campo, a fine partita, come usanza di molti sportivi (inclusi bambini) che si mettono liberamente a «tirare a canestro. Anche quando arbitri e giocatori non erano ancora usciti dal terreno di gioco». Quel giorno, in particolare, nessun agente aveva fermato il tifoso in questione, imputandogli alcunché. Anche perché la circostanza pareva del tutto festosa, essendosi risolta con una vittoria del club di casa. Al di fuori, dunque, «di qualsiasi condotta violenta o di incitamento alla violenza, presupposto – secondo il presidente Di Nunzio – per adottare la misura del daspo». La questura, dal canto suo, ha motivato il provvedimento restrittivo, rifacendosi alla denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Cento, da parte di un dirigente della squadra ospite: la Pallacanestro Piacentina. Il quale segnalava come, a fine partita, una persona «si fosse avvicinata agli arbitri ancora in campo, venendo subito allontanata da un addetto alla sicurezza. Il tutto, però, si era risolto pacificamente», secondo la motivazione del Tar. E a tal proposito ci sarebbe anche un documento video. In cui si ritrovano conferme della versione data dal tifoso per il quale era scattato il daspo: nel video, si notano «molte persone (compresi bambini) che tirano a canestro e adulti che parlano con giocatori o arbitri. Non vi è il minimo accenno a condotte violente, anzi, si nota un clima festoso. Anche perché la squadra di casa ha vinto.» Insomma, se il “daspo” nasce come misura per contrastare condotte violente, il giudice regionale stabilisce che non deve essere usato come strumento per «limitare la libertà personale, di chi al limite commetta una condotta illecita sul piano sportivo», come l’ingresso in campo a fine incontro. Inoltre, nelle riprese filmate si vedono molte persone in campo e «i carabinieri avrebbero dovuto identificare tutti, per denunciarli per lo stesso reato.» Di conseguenza, il provvedimento adottato dal questore è stato dichiarato «palesemente illegittimo e deve essere annullato».

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