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«Abbiamo tenuto botta e siamo pronti a ripartire»

«Abbiamo tenuto botta e siamo pronti a ripartire»

Sant’Agostino, Valeria Balboni racconta la rinascita dell’azienda di famiglia Capannone e macchinari nuovi. «Tanti sacrifici, speso circa un milione di euro»

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SANT’AGOSTINO. «Non ci siamo fermati. Mai, nemmeno quando era crollato tutto e la nostra casa era inagibile e dormivamo in un camper parcheggiato sul retro dell’azienda. Abbiamo tenuto botta, come si diceva spesso in quei giorni, e oggi siamo qui». Valeria Balboni, titolare insieme al fratello e al padre della vetreria Balboni, azienda di famiglia portata avanti a denti stretti anche nei momenti più difficili e tragici, è finalmente pronta a ripartire. Cammina freneticamente attraverso il nuovo capannone, ci mostra macchinari e attrezzature appena acquistate e riassume in pochi minuti i sacrifici degli ultimi quattro anni. «I primi 18 mesi ci sono serviti per ricompattare il nostro archivio, non avevamo più niente e abbiamo dovuto cercare tutte le carte necessarie per ricostruire il nostro passato e chiedere alla Regione gli aiuti necessari. Nel frattempo - prosegue la Balboni - ci siamo appoggiati a ditte esterne che ci hanno sostenuto, permettendoci di non “finire a gambe all’aria”».

Nei primi mesi dopo il terremoto, passando davanti all’azienda, era possibile vedere il capannone collassato su sé stesso. Successivamente l’edificio venne demolito e al suo posto rimase uno spazio vuoto ma, a differenza di altri casi analoghi, quello era solo temporaneo. «Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo dato il tutto per tutto per non fare morire questa ditta artigianale costruita da mio padre e portata avanti da me e mio fratello con convinzione. Anche i nostri due dipendenti - sottolinea la ragazza - ci sono stati accanto e ci hanno dato forza. Anche se di strada ce n’è ancora tanta da fare prima di poter mettere la parola fine alla pratica post sisma, posso dire che inizio a sentirmi un po’ più serena».

Le spese sostenute dalla famiglia artigiana di Sant’Agostino si aggirano attorno al milione di euro; cifra tutt’altro che trascurabile per una realtà di dimensioni medio-piccole. «Abbiamo speso circa 400mila euro per le attrezzature e i macchinari che erano andati completamente distrutti nel crollo e poi altri 350mila per la ricostruzione di capannone e relativi impianti. A tutto questo bisogna sommare le spese per la casa, anch’essa inagibile. Insomma - sospira la Balboni - c’è stato davvero da “mettersi le mani nei capelli”. Fortunatamente la Regione coprirà circa il 70 per cento di queste spese, un aiuto importante per noi che qui abbiamo investito tutto e anche di più». Da fine anno la vetreria Balboni dovrebbe tornare a regime. «Finalmente stiamo per ripartire. Ora - conclude emozionata - mi concentrerò sullo show room, sul nuovo sito e la pagina Facebook della ditta».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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