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la crisi di Carife

Fondazione in ‘rosso’ fisso: «Indispensabile la fusione»

Fondazione in ‘rosso’ fisso: «Indispensabile la fusione»

Ferrara, Palazzo Crema perderà nel 2017 altri 170mila euro, azzerando o quasi l’attività. Si punta a un accorpamento su scala regionale. L’incognita della sentenza Tar

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FERRARA. La Fondazione Carife si presenta all’assemblea del 7 novembre con una perdita prevista sul 2017 di oltre 170mila euro, l’ennesimo di questo lungo viale del tramonto iniziato con lo stop dei dividendi della banca. I vertici di Palazzo Crema, a partire dal presidente Riccardo Maiarelli passando per i revisori, sono quindi costretti a mettere nero su bianco quanto finora solamente ipotizzato: «La prospettiva di continuità operativa per la Fondazione, se nel 2015 non si escludeva che avrebbe potuto riaffermarsi in via autonoma, ora è del tutto chiaro che potrà avvenire solo per forme di aggregazione, in un contesto nazionale in cui è percepibile l’esistenza di un sistema di fondazioni di piccole dimensioni che nei prossimi anni potrebbero essere a loro volta interessate a forme di accorpamento, preferibilmente su scala regionale, per un efficientamento delle ricadute positive sui territori grazie a politiche convergenti».

Forse non uscirà dall’assemblea di novembre lo schema di fusione, ma è presumibile che si guardi anzitutto alle possibili aggregazioni della banca con le casse romagnole, a Bologna o alla stessa Cento. L’impossibilità a fare da se è testimoniata dalle cifre del bilancio di previsione 2017: i proventi totali si assestano a 232.900 euro, dei quali 140mila dai dividendi prevedibili per la partecipazione in Cassa depositi e prestiti, e 82.300 euro della locazione a Sipro di parte di Palazzo Crema oltre che di recupero spese dalle altre fondazioni. Gli oneri di gestione galoppano invece oltre i 400mila euro, dei quali 110.600 per il personale: l’organico sarà ridotto a 3 persone (Marianna Pellegrini è il nuovo segretario generale al posto di Guido Reggio, andato in pensione), con due dipendenti staccati parzialmente nelle fondazioni collegate. Pesano gli oneri passivi sul mutuo ipotecario acceso per acquisire Palazzo Crema, che restano nell’ordine di 68mila euro all’anno.

In queste condizioni di soldi a disposizione per le attività istituzionali della Fondazione si riducono a 40mila euro. In pratica tutto si riduce, «quantomeno in una prima fase» dicono gli amministratori, ad una serie di attività (mostre, convegni) che saranno promosse all’interno dello Spazio Crema, «in quanto ad oggi la particolare condizione della Fondazione non consente di pianificare nuovi interventi erogativi, fatti salvi appunto quelli strumentali all’organizzazione delle attività presso la nostra sede». In più c’è il riordino della collezione artistica esposta in Pinacoteca nazionale, che annovera 109 quadri di grande valore non solo artistico e storico: grazie al database che verrà approntato, sarà possibile accedere all’apparato critico delle opera in un’unica scheda-quadro.

Resta il punto interrogativo legato alla sentenza del Tar del Lazio contro la risoluzione di Carife spa, che si potrebbe tradurre in un risarcimento a sette zeri. A quasi un mese dall’udienza ancora nessuna notizia. (s.c.)

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