La Nuova Ferrara

Ferrara

Poligono, il sindaco sicuro «Il Comune non ha colpe»

di Marcello Pulidori

Minarelli: difficile che io possa commentare una relazione che non conosco Il documento dei periti della Procura parla di “autorizzazioni mancanti”

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOMAGGIORE. Il Comune doveva vietare l’utilizzo dell’impianto? Il sindaco, come massima autorità sanitaria e di pubblica sicurezza, avrebbe dovuto diffidare Stefano Ghesini dall’utilizzare il poligono? Nicola Minarelli non fa tante storie e mostra di essere sicuro di quanto afferma. In un martedì di festa, raggiunto al telefono dalla Nuova Ferrara, non si sottrae al dialogo sugli sviluppi della tragedia che, il 10 gennaio scorso (il fuoco divampò alle 9,45), spazzò via le vite di Paolo Masieri, 47 anni, Lorenzo Chiccoli, 73, e Maurizio Neri, 66. Così come 3 sono le persone indagate per disastro colposo e omicidio colposo plurimo: Fabio e Stefano Ghesini, presidente e segretario dell’Asd, e Paola Rubbi, tesoriera dell’associazione. La parola, allora, al primo cittadino che, fin dal giorno del dramma, ha seguito ora per ora l’evolversi della situazione. Lo raggiungiamo in mattinata: «La relazione dei periti della Procura mi chiama in causa? Posso dire che è difficile commentare una relazione che non conosco in quanto non ne sono in possesso - risponde il sindaco Minarelli - , certo, si tratta di informazioni delle quali ho sentito dire». Quella di Minarelli, tuttavia, seppure un tantino laconica, non sembri una risposta per, in qualche modo, lavarsene le mani: «Dico in estrema sicurezza - aggiunge difatti Minarelli - che sia come giunta che quanto al sottoscritto, siamo convinti di aver agito nel migliore dei modi e di aver sempre rispettato tutte le leggi». L’indagine è seguita dai carabinieri di Portomaggiore e coordinata dal pm Ombretta Volta. «Una ferita sempre aperta con un dolore insopportabile», hanno continuato a ripetere in questi mesi i titolari dell'Asd Poligono. Non è sicuramente facile raccontare il dolore, e lo è ancora meno se si tratta di quello degli altri. Durante le operazioni sono stati i tecnici, assieme agli esperti, a valutare anche un altro aspetto di questa vicenda, cioè se la casa adiacente alla struttura, dichiarata inagibile fin da subito, potrà restare in piedi o dovrà essere demolita e ricostruita. L'ordine di demolizione era arrivato ormai tempo fa direttamente dal pubblico ministero e su sollecitazione delle diverse forze dell'ordine che hanno manifestato la necessità di bonificare l'area. Il Poligono, infatti, era ospitato in un capannone (un ex macello) che sorge in pieno centro a Portomaggiore e dopo la tragedia (appunto, dopo quel maledetto 10 gennaio 2016) sono stati diversi i residenti che hanno chiesto interventi di messa in sicurezza immediata. I titolari hanno sempre espresso grande vicinanza nei confronti delle vittime e dei loro familiari e hanno avuto parole piene di commozione: «Speriamo - hanno detto anche di recente padre e figlio titolari - che tutto finisca in fretta. Il dolore di quelle famiglie, delle famiglie e dei parenti delle vittime è sempre stato e sarà sempre anche il nostro. Una ferita - hanno concluso i titolari della struttura - che mai si potrà rimarginare». Ora si dovranno attendere le successive fasi dell’indagine, tenuto conto che il primo cittadino ieri ha escluso categoricamente che da parte dell’Amministrazione Comunale possa esserci stata la benché minima negligenza.

Nella foto in alto: il Poligono pochi minuti dopo la tragedia; in basso, nel luglio scorso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google