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«L’iniezione fu letale perché non fu curata la reazione allergica»

«L’iniezione fu letale perché non fu curata la reazione allergica»

Cento, due medici del poliambulatorio Villa Verde a giudizio Il paziente morì dopo la somministrazione di un antibiotico

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CENTO. Il farmaco avrebbe dovuto curare un’infezione, invece uccise l’ammalato provocandogli uno shock anafilattico che non fu trattato in modo adeguato e tempestivo.

Questa l’accusa che ha portato in tribunale due medici del poliambulatorio dell’ospedale di Cento: l’urologo Emmanuele Vece e l’ortopedico Roberto Biscione. Ieri si è svolta l’udienza filtro in tribunale davanti al giudice Debora Landolfi e sono state fissate le tappe del dibattimento.

Il fatto risale al 25 marzo 2015, quando un paziente, Giuseppe Mortilli, 36 anni, imprenditore edile di Cento, si rivolse agli ambulatori di Villa Verde, una struttura dell’Asl, dopo essersi sentito poco bene. Secondo l’accusa il dottor Vece somministrò al paziente un antibiotico con iniezione intramuscolare. Il farmaco avrebbe dovuto far regredire un’infezione, la terapia scelta invece determinò una svolta imprevista e drammatica per le condizioni di salute di Mortilli. L’entrata in circolo dell’antibiotico provocò una reazione allergica che mise immediatamente a repentaglio la vita del trentaseienne. Lo shock anafilattico produce i suoi effetti velocemente e richiede un intervento sanitario molto rapido. Secondo l’accusa la tempestività del trattamento che avrebbe dovuto bloccare il gravissimo effetto collaterale manifestatosi dopo l’assunzione dell’antibiotico non fu adeguata. Non vennero cioè valutati con la dovuta attenzione i sintomi che si erano presentati in seguito all’iniezione, dal vomito alla perdita di coscienza.

La reazione allergica avrebbe potuto essere contrastata con la somministrazione di adrenalina (un’altra iniezione), cosa che non avvenne.

Il trattamento anti-allergico fu messo in opera, sempre secondo l’accusa, solo più tardi dal personale dell’emergenza sanitaria 118.

Per Mortilli l’esito fu tragico; i parenti più stretti della vittima - padre, madre e fratello - hanno deciso di presentarsi nel processo come parti civili.

I medici sono difesi dagli avvocati Andrea Martinelli, del foro di Bologna (Emmanuele Vece) e Marco Linguerri (Roberto Biscione). Ieri nell’aula del gip, a Ferrara, si è svolta l’udienza filtro durante la quale sono state esaminate la lista testi e le istanze delle parti. Uno dei legali ha chiesto e ottenuto l’inutilizzabilità della consulenza relativa all’operato del proprio assistito, Roberto Biscione. Il processo è stato aggiornato all’anno prossimo: il dibattimento si aprirà il 10 ottobre 2017.

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