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la ricerca contro il cancro

Un volto ferrarese per la campagna Airc

Un volto ferrarese per la campagna Airc

La volontaria Francesca Sara: sono contenta di regalare un po’ del mio tempo

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Se fosse un personaggio famoso la chiameremmo testimonial, invece Francesca Sara è solo una dei 20.000 volontari dell’Airc. Ma a dispetto della pirandelliana definizione che da di sé («sono uno, nessuno, ventimila») Francesca Sara quest’anno è il volto che l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro ha scelto per la campagna di finanziamento.

Il suo viso sorridente appare nella copertina dell’opuscolo con cui Airc informa sulle attività che svolge, è stampato nella locandina che in tutta Italia propaganda la campagna “I giorni della ricerca. Contro il cancro io ci sono” (31 ottobre-6 novembre), e domani sera si affaccerà nelle case dei milioni di italiani che guarderanno in tv “Tale e quale show”, la trasmissione condotta da Carlo Conti in onda su RaiUno. È molto probabile che tra gli spettatori ferraresi qualcuno dirà che «non è una faccia nuova, mi sembra di averla già vista». Francesca Sara, professione avvocato, nata a Torino e cresciuta a Roma, da quattro anni vive infatti a Ferrara. E nel 2012, anno del trasferimento dalla capitale, è stata avvicinata da persone che frequentavano l’Airc. Il resto della storia lo racconta lei.

Perché proprio l’Airc?

Dei miei amici mi hanno chiesto se avevo voglia di dare una mano e ho accettato molto volentieri, ma è iniziata così, un po’ casualmente, da allora mi sono sempre resa disponibile per stare ai banchetti delle arance, delle azalee o dei cioccolatini.

Come è stata selezionata per questa campagna del 2016?

Credo sia dipeso da un filmato di un paio d’anni fa. Ero a un banchetto, offrivamo arance in cambio di un contributo, è passato un ragazzo che mi ha fatto un video, che poi ha girato in Airc, si vede che sono risultata simpatica e mi hanno scelto.

Quando ha notizia di una nuova scoperta, di un progresso nella cura del cancro lei si sente in qualche modo orgogliosa o per aver contribuito?

Non sei il ricercatore che studia, nè sei la persona che ha bisogno di cure, come volontario sei la parte che ha il ruolo più superficiale e meno complicato, sei “uno, nessuno e ventimila...”. La mia soddisfazione è tornare la sera a casa dopo una giornata passata al banchetto e sapere di aver raccolto un po’ di soldi per la ricerca. Regali il tuo tempo, che è la cosa più preziosa che hai, e lo fai aiutare l’Airc, che se lo merita davvero il tuo impegno. Questo mi rende contenta, anche se il contributo che viene dai banchetti costituisce solo una piccola parte dei fondi per finanziare la ricerca. Per la raccolta dei fondi c’è chi organizzano anche eventi, cene e poi c’è la tv.

E con i ferraresi come va?

Ferrara non è una piazza facilissima, ma stare ai banchetti è un’esperienza positiva, del resto se non sei ben disposto non vai a fare questo tipo di volontariato. Capita di tutto, ci sono le persone che vengono a cercarti perché conoscono l’Airc, sanno che c’è il banchetto e vogliono dare il loro contributo, ci sono anche i cittadini che tirano dritto quasi terrorizzati.

Perchè si è trasferita a Ferrara?

Per ragioni di lavoro legate alla mia famiglia. Ferrara non la conoscevo, il buio totale, ora di questa città posso solo dire cose belle, viverci, lavorare, spostarsi - vado in tribunale in bicicletta - è un’altra cosa rispetto a Roma, hai più tempo anche per fare volontariato. (m.p.)

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