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Mazzoni, parola alla difesa «Autorizzato dalla banca»

Mazzoni, parola alla difesa «Autorizzato dalla banca»

L’ex promotore a processo per il buco da quasi 12 miliardi di risparmi spariti Il legale: «Non era un broker abusivo e non si è arricchito». Sentenza a gennaio

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«Raffaele Mazzoni non era un broker abusivo, era abilitato a svolgere quella attività. Negarlo significa voler scagionare la banca da tutte le sue responsabilità. Quando invece Mazzoni si muoveva su un palcoscenico che aveva per sfondo Mediolanum».

Ieri era il giorno della difesa, nel processo a carico di Raffaele Mazzoni, l’ex promotore finanziario imputato di truffa e esercizio abusivo della raccolta del credito, reati per i quali la procura ha già chiesto 9 anni di carcere. Ed è proprio sulla seconda contestazione, la più grave, che l’avvocato Alessandra Pisa concentra buona parte della sua arringa, chiedendo l’assoluzione per questo specifico capo di imputazione. Mediolanum, chiamata a sua volta in causa come responsabile civile, aveva fin da subito preso le distanze dall’ex broker, ma, ha ribadito la difesa, «Mazzoni agiva per conto della banca, e dalla banca era autorizzato. Era i prodotti Mediolanum che promuoveva, era il nome della banca che usava. L’avrà usato male, ma l’ha usato. Per questo sarebbe aberrante esonerare l’istituto di credito da ogni responsabilità, perché anche la banca deve rispondere di quanto è successo». Quanto è successo è la cancellazione di milioni di risparmi che Mazzoni aveva raccolto dai suoi numerosi clienti, sparsi tra il Copparese, Ferrara e il Veneto. Una bolla di investimenti e speculazioni sbagliate in cui l’ex promotore si è trovato imprigionato. Fino al febbraio del 2013, quando la bolla è scoppiata e con lei le certezze di oltre 300 clienti: soldi spariti e con loro anche Mazzoni, che da quel momento si è reso irrintracciabile, nè si è mai presentato alle udienze. «Ma non si è reso irreperibile per la giustizia, a differenza di altri non è mai scappato e ha dato piena collaborazione alle indagini, fornendo tutti i documenti in suo possesso», ha aggiunto il legale. Se truffa c’è stata - e confessata - ha proseguito Alessandra Pisa, è altrettanto vero che «Mazzoni non ha intascato un euro. Non l’ha fatto per arricchirsi, ma è rimasto imprigionato in un vortice di perdite che ha cercato invano di ripianare raccogliendo altro denaro. Non ha voluto fare la bella vita con i soldi dei suoi clienti, ha sbagliato e ha continuato a sbagliare nel tentativo di rimediare ai suoi errori», ha concluso chiedendo il minimo della pena per l’imputazione di truffa, considerando le attenuanti dell’incensuratezza, della confessione e della collaborazione con gli inquirenti. La sentenza è attesa per il 9 gennaio.

Alessandra Mura

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