Pampapato, la Camera di commercio scrive al ministero
I pampapati (o pampepati) stanno invadendo gli scaffali dei supermercati e le bancarelle dei venditori, come tradizione in questo periodo dell’anno, ma il dolce del cioccolato e delle mandorle quest’a...
I pampapati (o pampepati) stanno invadendo gli scaffali dei supermercati e le bancarelle dei venditori, come tradizione in questo periodo dell’anno, ma il dolce del cioccolato e delle mandorle quest’anno è stemperato da una retrogusto amarognolo. I produttori che hanno infatti aderito al disciplinare Igp e sono iscritti ad Agroqualità, l’ente certificatore scelto nel corso della procedura terminata nel dicembre scorso con la concessione del marchio, sono infatti in fermento assieme ai commercianti che vendono i loro prodotti, per via del dilagare di pampapati senza bollino. «Stiamo in effetti ricevendo diverse segnalazioni in questo senso» hanno rivelato ieri alla Camera di commercio, dopo l’articolo della Nuova che evidenziava il problema. L’ente di largo Castello non ha funzioni specifiche in questo campo, ma «a nome dei produttori» ha preso l’iniziativa di scrivere una missiva al ministero delle Politiche agricole. L’obiettivo della lettera, che è partita ieri in direzione di Roma, è di ottenere chiarimenti su alcuni punti chiave: qual è, in particolare, l’esatta dicitura del prodotto protetto dall’Igp, e quali marchi o disegni possono essere associati ad un dolce senza cadere nelle tipologie riservate ai soli produttori Igp. Il nome registrato a suo tempo per l’Indicazione geografica protetta è «Pampapato di Ferrara» o «Pampepato di Ferrara», con tanto di associazione ai simboli della città, a partire dal Castello. Bisogna ora capire, ed è questo il nodo che la Camera di commercio chiede al ministero di sciogliere, se la dicitura “pampapato” o “pampepato” possa essere utilizzato, in associazione con altre parole, per prodotti non Igp. In caso di violazione delle regole ci sono sanzioni molto salate, nell’ordine di migliaia di euro, erogabili dagli ispettori del ministero, dopo controlli a sorpresa. La Camera di commercio ha chiesto una risposta in tempi rapidi, perché la stagione del pampapato è molto breve, dai primi giorni di novembre fino alla Befana.
La questione è di rilievo perché solo un paio di produttori, con un terzo ormai in dirittura d’arrivo, ha finora ottenuto la certificazione. Su questi ultimi ispezioni e prelievi, per verificare che il dolce sia effettivamente prodotto seguendo le regole del disciplinare, sono invece condotte dall’ente certificatore, in questo caso appunto il romano Agroqualità, sempre a sorpresa.
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