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In fila per un pasto lasciato dai ragazzi nelle mense a scuola

In fila per un pasto lasciato dai ragazzi nelle mense a scuola

La soglia di povertà è preoccupante anche a Comacchio Un aiuto concreto grazie a don Giancarlo e ai volontari

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COMACCHIO. I dati Istat 2015 fanno emergere un quadro preoccupante in merito alla soglia di povertà assoluta, nella quale versano 1 milione e 582mila famiglie. E Comacchio non è da meno: tante sono le famiglie che chiedono aiuto quotidiano. «Tutti i giorni recuperiamo dai supermercati i frutti buoni, ma scartati – dichiara don Giancarlo Pirini – e prepariamo sportine di continuo. I volontari inoltre dal lunedì al mercoledì recuperano anche i pasti non consumati nelle mense scolastiche, per distribuirli in giornata alle famiglie bisognose del territorio». Nel centro di ascolto della Caritas di Comacchio, che ha sede in via Don Giovanni Bosco 5, tutti i mercoledì mattina Sante Fantini ed altri due volontari, Enzo e Giuseppe, accolgono coloro che avanzano richiesta di sostegno. «Per fortuna non c’è emergenza – dichiara Sante Fantini -, e quest’anno stiamo cominciando a vedere un calo di famiglie che chiedono aiuto. Si tratta prevalentemente di famiglie del territorio comunale o di stranieri, comunque già residenti da tempo. Si rivolgono a noi con maggiore frequenza – aggiunge Fantini – persone che hanno perso il lavoro o che provengono da vicende di separazione o con figli a carico, rientrati nel nucleo familiare, dopo aver perso il lavoro». La stessa Caritas diocesana lagunare fornisce un aiuto concreto alle fasce della popolazione in condizioni di svantaggio socio-economico, attraverso il Banco Alimentare. «Una volta al mese – sottolinea Fantini – il banco alimentare di Imola ci fornisce prodotti a lunga scadenza e altri non commerciabili, ma ancora edibili, che poi distribuiamo alle famiglie, il cui numero è stato preventivamente comunicato». Mediamente sono 90 le famiglie che vengono aiutate dal banco alimentare nel capoluogo di Comacchio. Sempre in via Don Giovanni Bosco è operativo il centro di accoglienza, gestito dall’associazione “Il Ponte” di Fiscaglia. «Disponiamo di 8 posti letto – dichiara il responsabile della struttura, Andrea Baruffa -, destinati al pronto soccorso sociale, grazie al fondo messo a disposizione dai Comuni per interventi abitativi immediati». Nel centro di accoglienza, oltre alle stanze letto sono presenti una cucina, un’ampia sala pranzo e anche una sala tv e tra gli ospiti c’è pure una splendida gattina, compagna inseparabile di una delle persone accolte. «Da noi non arriva il barbone – prosegue Baruffa – ma chi è stato abbandonato dalla famiglia, ad esempio per problemi di alcolismo.” Una volta esauriti i tempi del pronto soccorso sociale, della durata di due mesi, coloro che ancora non hanno potuto re-inserirsi in società, possono beneficiare di un sostegno ulteriore, mediante il progetto di “co-housing”, una convivenza tra persone provenienti da esperienze differenti, finalizzata a recuperare rapporti sociali ed occasioni di lavoro. La permanenza può protrarsi sino a due anni». «Lavoriamo in massima sinergia con il Comune di Comacchio – conclude Baruffa – e con gli altri comuni del Delta, ma anche con gli assistenti sociali, perché non ci illudiamo da soli di risolvere tutti i problemi».

Katia Romagnoli

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