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Palaspecchi, archiviati tutti gli esposti sul degrado

Palaspecchi, archiviati tutti gli esposti sul degrado

I giudici: «insussistenti» i fatti presentati da Fabbri e Lodi (Lega) e Balboni (M5s). Comune e Ausl hanno fatto fronte a tutto con «adeguati e tempestivi interventi»

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FERRARA. Dopo gli esposti a valanga che hanno intasato la procura cittadina in questo ultimo anno, arrivano le archiviazioni per «evidente insussistenza» su tutti i possibili reati ipotizzati dai politici nostrani sul caso del Palaspecchi. E così dalle chiacchiere e dai proclami su Facebook si è passati agli atti giudiziari. Alla fine con una traiettoria da boomerang, tutti gli esposti a raffica contro il Comune di Ferrara hanno avuto la stessa sorte con una sola archiviazione (cumulativa per tutti i fatti denunciati, ben sei esposti unificati in unico fascicolo) da parte del giudice Piera Tassoni che ha accolto la richiesta della procura. Procura che aveva valutato del tutto insussistenti le ipotesi, in successione, presentate da Alan Fabbri (capogruppo in consiglio regionale di Lega Nord), Federico Balboni (consigliere comunale del Movimento 5 Stelle) Nicola Lodi (negli atti citato solo con nome e cognone, non col soprannome di Naomo, nè tantomeno con la carica che gli si attribuisce di responsabile sicurezza Lega Nord).

Negli esposti veniva esposto di tutto: abusivo accesso, stazionamento di soggetti extracomunitari, esistenza di rifiuti accumulati e degrado dilagante: tutti fatti che venivano articolati nella loro presentazione con un «generico invito alla verifica» e che ha portato la procura (pm Stefano Longhi) a ritenere che i reati, solo tecnicamente rubricabili, fossero quello di rifiuti abusivi e omissione d’ufficio, prospettata contro Comune e Ausl per non essere intervenuti e avere alimentato degrado e problemi di allarme sociale e di igiene pubblica del Palaspecchi.

Però oltre la rubricazione del reato (occorre dare un vestito giuridico ad un fatto) non c’era nulla di penalmente rilevante: alla luce soprattutto delle circostanze per cui Comune e Ausl si erano mossi, tempestivamente, già dall’estate del 2015, come citato nell’elencazione di sopralluoghi, contestazioni dell’Ausl, diffide del Comune di Ferrara alla società proprietaria, Ferrara 2007. Se la colpa era di qualcuno, non certo del Comune, tantomeno dell’Ausl. Che hanno fatto fioccare sanzioni e provvedimenti, adottando (il Comune) ordinanze ad hoc. Alla fine, viste le « inequivoche» emergenze cui si è fatto fronte, i magistrati hanno valutato come fosse di «tutta evidenza» che Ausl e Comune di Ferrara avevano realizzato, dopo aver accertato la situazione di degrado ambientale del Palaspecchi, «adeguati e tempestivi interventi» che li avevano portati a monitorare la situazione e a imporre alla proprietà Ferrara 2007, interventi per tutelare l’igiene pubblica: parliamo di manutenzione ordinaria e cautele per impedire l’accesso all’interno, la cui esecuzione «compete esclusivamente alla proprietà». Alla fine, la situazione evidenziata dagli esposti è stata valutata con la «evidente insussistenza degli elementi costitutivi dell’ipotizzato reato» (il riferimento a quel vestito giuridico, all’omissione d’atti d’ufficio, ipotesi gravissima per funzionari pubblici). La risposta dei magistrati è ancor più perentoria, poichè «appare superflua qualsivoglia ulteriore indagine finalizzata ad accertare la riconducibiltà soggettiva della condotta in esame».

Dunque, inutile perdere tempo ad indagare su chi ha fatto cosa se non c’è la cosa su cui indagare. E così: detto, fatto, archiviato. Le chiacchiere politiche restano tali, almeno dal punto di vista penale. Per il chiacchiericcio sui social c’è sempre posto. (d.p.)

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