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«Salvabanche mossa dovuta» Cottarelli promuove il governo

«Salvabanche mossa dovuta» Cottarelli promuove il governo

Il direttore esecutivo Fmi sull’azzeramento: soluzione coerente con le norme dell’Unione Europea Italia ancora troppo a rischio speculazioni: il debito pubblico la rende schiava dei mercati finanziari

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«La soluzione adottata per salvare le quattro banche dal fallimento è coerente con le norme dell’Unione Europea. Il Governo vuole muoversi nell’ambito delle regole e si sta facendo quanto è necessario». Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale per il Sud Europa ed ex Commissario per la spesa pubblica del governo Renzi, interviene sull’applicazione del bail-in a margine dell’incontro “Fmi e pubblica amministrazione: cambiamenti in atto e possibili insegnamenti comuni”, organizzato da Unife e società Clara al Dipartimento di Economia.

Sollecitato sui temi locali, e in particolare sugli effetti del decreto Salvabanche, aggiunge che «il problema delle banche italiane è che spesso sono viste dall’estero in maniera più negativa rispetto alla realtà. È vero che esiste un problema di sofferenza, ma è anche vero che le banche hanno realizzato importanti accantonamenti; questo però non viene percepito dai Paesi esteri».

Restando sul terreno della stretta attualità, Cottarelli ha toccato anche il nodo del referendum costituzionale e i benefici che potrebbe portare la riforma in termini di riduzione della spesa pubblica: «Secondo le stime dell’economista Roberto Perotti, la riforma porterebbe un risparmio pari a 150 milioni annui nella gestione della pubblica amministrazione. Non una cifra enorme». Ma come potrà incidere il voto sui mercati? «In caso di vittoria del No potrà esserci qualche momento di instabilità, ma non è certo quanto possa durare. Prendiamo il caso della Brexit: all’indomani del voto si erano registrati alcuni giorni di turbolenza, per poi tornare alla normalità. Ma il problema della vulnerabilità è un altro». Un problema che si chiama debito pubblico, e contro il quale, ha sottolineato Cottarelli, «deve essere intrapresa un’azione di riconquista dell’indipendenza nazionale». Oggi, con un debito pubblico di 2000 miliardi di euro, il nostro Paese è infatti «schiavo dei mercati finanziari e questo crea un clima di incertezza generale che espone l’Italia continuamente al rischio di speculazioni. Che si tratti del referendum o di qualsiasi altra circostanza, ci saranno sempre margini per chi intende speculare. Solo riducendo il debito pubblico l’Italia potrà ottenere l’indipendenza dai mercati finanziari».

Quello che manca al nostro Paese, secondo l’ex Mister Spending Review, è soprattutto una visione più ampia del suo futuro. Operare un’efficace strategia di uscita dalla crisi, significa prima di ogni altra cosa porsi «alcune grandi domande: da dove vogliamo che provenga la crescita? Che ruolo hanno lo Stato e la spesa pubblica nell’economia? Quali sono gli obiettivi e le priorità della revisione della spesa?» Interrogativi a lungo raggio che, secondo Cottarelli, finora sono mancati a favore di azioni dettate dalla contingenza. «Occorre tornare a un processo di crescita - sostiene - che derivi dalle esportazioni, come ha fatto la Germania. E questo si può ottenere solo recuperando competitività».

L’errore, quando in Italia si parla di revisione della spesa, è concentrarsi solo sulla quantità, senza considerare la qualità: «Non basta eliminare gli sprechi, mancano programmi che identifichino obiettivi e priorità».

Ma a che punto è il nostro Paese nel contenimento della spesa pubblica?: «Siamo stati virtuosi, ma c’è ancora molto da fare in termini di riduzione del debito pubblico e della tassazione. La spending review non si identifica con tagli lineari e contenimento della spesa, ma può essere compiuta solo attraverso l’analisi dei dati e la valutazione quali-quantitativa della spesa». L’austerity è necessaria, «ma troppa e troppo drastica fa male. Serve un moderato grado di austerità. L’importante è non farsi tentare, in caso di crescita, ad aumentare in misura uguale anche la spesa pubblica altrimenti al pareggio di bilancio non ci si arriva mai». L’austerity moderata ha premiato anche gli enti locali «che possono avere ancora margini di risparmio senza intaccare il welfare». Così come le fusioni tra piccoli Comuni «sono una delle strade che io stesso avevo indicato per il contenimento della spesa pubblica».(a.m.)

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