Aseenze, solidarietà e scivoloni
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sull'accoglienza dei profughi e sulla crisi della Berco
Il forfait di Cento e di Bondeno al vertice provinciale sui profughi, a parer mio è stato un errore. Non tanto per una questione di rispetto istituzionale, un sindaco mai dovrebbe dar buca alla convocazione del prefetto: il punto non è questo. Dopo le barricate di Gorino, per il riflesso che hanno avuto sull’immagine dell’intero territorio e le polemiche ruvide sulla gestione della vicenda da parte della prefettura, bisognava esserci. Tutti. Per cogliere la possibilità di confrontarsi e dire la propria su un argomento in cui le decisioni calate dall’alto rischiano di essere esplosive.
Esserci, anche per chiedere conto e battere i pugni sul tavolo, nel caso. Anche ribadendo la decisione di sfruttare fino in fondo la moratoria che esclude i comuni terremotati dalla ripartizione dei profughi. E invece Bergamini ha mantenuto il punto dell’intransigenza leghista che non riconosce la figura dei prefetti e si è limitato ad inviare il capo dei vigili come uditore; Toselli neppure quello. Il sindaco di Cento ha tirato per le lunghe una riunione con i suoi commercianti fino a saltare l’appuntamento, chiedendo poi di poter recuperare con un incontro separato, probabilmente martedì. Non potrà essere la stessa cosa. Peccato.
A Goro, intanto, il sindaco Viviani continua a lavorare per “riabilitare” il paese ospitando un piccolo nucleo di profughi. Si muove con estrema cautela e sta trovando più ostacoli del previsto: dopo dieci giorni non è ancora riuscito ad individuare un alloggio che possa fare al caso.
Dall’emergenza profughi, alla crisi dell’occupazione. Rischiava di passare sotto silenzio lo scivolone dell’amministrazione di Ro sul sostegno ai 331 dipendenti Berco che rischiano il posto. L’ordine del giorno promosso dalla maggioranza conteneva un richiamo ai politici impegnati sulla vicenda, a cui l’opposizione ha chiesto di aggiungere il nome di un deputato azzurro. Detto, fatto. Ma quando si è trattato di alzare la mano sul testo concordato, la stessa maggioranza ha incredibilmente votato contro. Per quel che vale, i lavoratori sono rimasti senza solidarietà. Accade anche questo.
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