Carne bovina, settore in crisi
«Estendere gli aiuti eccezionali Ue anche agli allevamenti»
«I dati relativi al 2015 ci dicono che il settore della carne bovina continua ad attestare la sua importanza nell'agroalimentare nazionale, alimentando un indotto trainante per altri settori a monte della filiera e per il mantenimento socio-economico e paesaggistico dei territori». Ad affermarlo è il presidente di Confagricoltura Ferrara Pier Carlo Scaramagli, che prosegue: «In Italia gli allevamenti di bovini risultano maggiormente concentrati al nord, con il 76% della mandria (le prime quattro regioni sono, nell'ordine, Veneto 23%, Lombardia 21%, Piemonte 14%, Emilia Romagna 11%), e il 38% delle aziende, mentre nelle regioni del centro-sud è presente il 24% della mandria e il 62% delle aziende. Questi dati riflettono la diversa struttura aziendale nelle varie aree del territorio nazionale, che si caratterizza in allevamenti con maggior numero di capi per azienda nelle regioni della pianura padana e allevamenti principalmente di tipo estensivo e con minor numero di capi per azienda nel centro-sud. L'Italia in ambito europeo è il 4° produttore di carne bovina dopo Francia, Germania e Regno Unito, ma nell'ultimo decennio ha mostrato una maggiore contrazione dell'offerta (Francia -6,7%, Germania -3,7%, Regno Unito +15,8%, Italia -24%). Infatti il settore da anni sta attraversando una crisi che ha portato alla chiusura di diverse strutture produttive e di macellazione; solo negli ultimi tre anni hanno chiuso circa 20mila aziende dedite a questo tipo di produzione, con una riduzione della mandria di circa 60mila capi. Ciò è dovuto sia a una ristrutturazione del settore, soprattutto delle aziende a ingrasso, sia a un notevole calo dei consumi». E proprio per fare fronte alla crisi e rilanciare il settore, il Presidente della Sezione Zootecnica di Confagricoltura Ferrara Lorenzo Scalabrin spiega quali sono, secondo l'Organizzazione, le azioni da attuare tempestivamente. «Occorre prevedere l'accesso alla misura di aiuto eccezionale prevista dal regolamento Ue anche all'allevamento bovino da carne, in particolare delle vacche nutrici, che deve essere sostenuto per aumentare la capacità produttiva nazionale, determinando la diminuzione della dipendenza dalle importazioni dall'estero. Sarebbe opportuno inoltre la costituzione di un Organismo Interprofessionale - prosegue Scalabrin - per avere un'ampia rappresentanza e tutela dei componenti della filiera, per coinvolgere maggiormente gli allevatori nelle scelte operative, ma soprattutto per meglio definire le politiche di settore promuovendo l'innovazione e la ricerca, al fine di creare prodotti sempre più in linea con le esigenze dei consumatori. Inoltre la creazione di una Commissione Unica Nazionale per il settore della carne bovina, garantirebbe una maggiore imparzialità e trasparenza nella determinazione dei prezzi». (a.t.)
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