Incarichi a Camelot, Anac “assolve” il Comune
L’Anticorruzione: «L’affidamento diretto era l’unica scelta possibile ma fu un errore revocare la gestione». Tagliani: «Grande confusione normativa»
FERRARA. L’Anac non solo “assolve” il Comune per il contestato affidamento diretto a Camelot dei servizi di accoglienza ai migranti, ma giudica addirittura «discutibile» la decisione dell’amministrazione di aver dato... fin troppo retta all’Anac.
È con una punta di paradosso che l’Autorità anticorruzione ha archiviato il “caso” Camelot-Comune, caso che si era aperto nel giugno dell’anno scorso quando il presidente Anac Raffaele Cantone aveva censurato la scelta dell’affidamento diretto a Camelot in quanto contraria a una specifica deliberazione del 2014 che imponeva «un confronto concorrenziale» anche per i progetti Sprar. In seguito a quelle osservazioni il Comune aveva deciso di annullare la relativa delibera e revocare l’incarico a Camelot per l’ultimo anno restante (dei tre assegnati). Incarico che la stessa cooperativa si era poi (ri)aggiudicato con gara d’appalto. Un anno e mezzo, molte polemiche e varie richieste di dimissioni (dell’assessore Chiara Sapigni) più tardi, l’Anac ha riconosciuto che l’affidamento diretto non era da censurare, perché il Comune non poteva fare altrimenti vista «l’obiettiva impossibilità di bandire una gara per la co-progettazione di un servizio i cui confini economici, soggettivi e qualitativi erano già stati definiti irrevocabilmente due anni prima». In altre parole, il Comune aveva «l’oggettiva difficoltà» a indire un appalto «che assicurasse una effettiva possibilità di partecipazione a operatori economici diversi da Camelot». Il progetto, infatti, era già stato approvate e finanziato dal Ministero dell’Interno per tre anni e non poteva essere modificato per l’anno restante nè per l’importo del finanziamento, nè per le strutture individuate per l’accoglienza. Il progetto inoltre «limitava l’individuazione dei criteri di valutazione per le proposte progettuali».
A queste conclusioni l’Anac è arrivata al termine dell’indagine culminata il 7 settembre con l’audizione davanti al Consiglio di autorità, a cui era presente lo stesso sindaco Tiziano Tagliani. Nell’occasione l’Anac ha acquisito l’atto di indirizzo del Comune, con cui l’amministrazione si impegna a individuare i parametri di valutazione per i nuovi affidamenti, seguendo le indicazioni del recente decreto ministeriale del 10 agosto 2016. Tutto finito? Non proprio. L’Anac, dopo la “tirata d’orecchi” del giugno 2015 , aveva invitato il Comune a «provvedere in merito con iniziative di autotutela». E proprio a propria autotutela l’amministrazione aveva deciso di annullare l’affidamento e bandire la gara. Sbagliato, osserva il Dirigente Ufficio Vigilanze Speciali Anac, Filippo Romano. Troppo zelo: bastava far presente all’autorità la situazione di oggettiva difficoltà (accertata poi dalla stessa Anac), e «richiedere un parere circa la possibilità di proseguire il servizio con Camelot anche per l’ultimo anno rimanente, piuttosto che allestire una nuova gara».
Ce n’è abbastanza, come osserva Tagliani, non solo per concedersi qualche perplessità, ma soprattutto per rendersi conto «che le amministrazioni vivono una stagione di confusione normativa nella quale neppure all’Anac è facile orizzontarsi visto che oggi si prende atto che l’affidamento diretto era, in quel contesto, la via corretta». In ogni caso il sindaco esprime «soddisfazione per il chiarimento», rinnovando la fiducia nell’operato della sua dirigente Lucia Bergamini, sentita nei giorni scorsi in procura proprio per la valutazione degli aspetti penali del “caso-Camelot”.
Alessandra Mura
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