«Sogno un’agricoltura più legata al territorio»
Gulinelli, presidente Coldiretti, spazia dal referendum a Campagna Amica «Le aziende erano restie a venire in piazza, ora a scarseggiare sono gli spazi»
Campagna Amica è figlia del “Patto con il consumatore” che Coldiretti elaborò nel 2000. Uno dei risultati è stato il sovraffollato Listone di questo weekend appena trascorso: un intasamento di gente e di acquirenti attorno alle bancarelle con i prodotti della terra esposti da aziende che hanno fatto della qualità il loro principio guida. Sergio Gulinelli - 35 anni, da quattro presidente provinciale di Coldiretti - si fa fotografare proprio sotto lo striscione con cui l’associazione si celebra come la “forza amica del Paese”.
Che dire di queste Giornate del Ringraziamento?
Nel 2000 si faticava a trovare aziende disposte a mostrarsi in piazza, c’era timidezza, diffidenza, oggi non bastano più gli spazi per soddisfare le richieste di essere presenti alle iniziativa di Campagna Amica. In questi 16 anni è cambiata la mentalità ed è anche migliorata la qualità dell’offerta.
Lei viene da una famiglia di agricoltori?
Non direttamente, mio nonno coltivava la terra, due ettari a Corlo con cui sfamava la famiglia, aveva cominciato nel Dopoguerra. Mio padre invece faceva il meccanico e lavorava per il Comune di Ferrara, adesso è uno dei collaboratori della mia azienda.
Perché ha deciso di calcare le orme del nonno?
Dopo lo scientifico e la laurea in Economia ho lavorato nel settore dell’equo e solidale, ma nel 2007 mi sono licenziato. Mio nonno mi ha detto “vai all’ufficio Coldiretti di Copparo, ti faranno un vestito in base alle tue idee”. E la mia idea era puntare sulla multifunzionalità, creare un’azienda che non facesse solo agricoltura ma erogasse anche servizi come lo sfalcio dell’erba, la giardineria.
Il risultato qual è stato?
Ora l’azienda ha 38 ettari, e 8 dipendenti tra fissi e stagionali, coltiviamo orticole e frutta, che commerciamo in due modi: con la vendita diretta al consumatore e con la vendita diretta alla grande distribuzione attraverso una cooperativa fondata nel 2010 che associa diversi coltivatori della zona.
Da imprenditore qual è il suo sogno, la sua ambizione?
Il mio sogno è far camminare questa idea di una nuova agricoltura, di trasmettere ad altri queste passioni.
È un sogno realizzabile?
Nel 2009 con i voucher agricoli entrarono in azienda quattro giovani che la Berco aveva messo in cassa integrazione. Uno è rientrato in fabbrica, due sono rimasti a lavorare in azienda, il quarto è diventato a sua volta imprenditore.
Il futuro da dove passa?
Passa attraverso la sinergia tra i produttori, lo dico sempre ai giovani che questa è la via. Ma non basta dire produrre, produrre, produrre...serve qualità e serve coltivare rapporti con il territorio e con le istituzioni, l’agricoltura deve cercare prospettive di crescita e di sviluppo dentro una dimensione sociale e territoriale.
Qual è oggi la cosa più importante per il mondo agricolo?
Ce ne sono tante. Cerchiamo spesso risposte a Roma, ma a volte bisognerebbe trovarle localmente. Penso a un’opportunità come quella è quella dei Psr, i Piani di sviluppo rurale della Regione, che non finanziano solo investimenti in macchinari, ma anche forme di collaborazione sociale e istituzionale.
Mi faccia un esempio.
A livello nazionale l’esempio potrebbe essere quello degli agriturismi che diventano anche fattorie sociali. Localmente penso al lavoro che come Coldiretti facciamo con le scuole. Donne Impresa ha incontrato mille alunni quest’anno, possono diventare il doppio se la comunicazione anziché tra i banchi di scuola la si fa direttamente nelle aziende.
A Jolanda di Savoia Bonifiche Ferresi sta investendo per essere uno dei primi player europei dell’export. Con che occhi guarda a una realtà così diversa rispetto all’azienda rappresentata tradizionalmente da Coldiretti?
Bonifiche Ferraresi è socia di Coldiretti Ferrara e ancor più di Coldiretti nazionale. È una della più grandi aziende italiane e sta sviluppando investimenti importanti anche per il territorio, lo sviluppo di alcune filiere offre infatti nuove opportunità anche alle aziende locali. Inoltre attività come il Campus sposteranno qui nuove figure. nuovi cervelli, che serviranno per la collettività. Penso alla rcierca sui nuovi seminativi, fronte sul quale è impegnato anche il Cai, il Consorzio agrario nazionale presieduto da Mauro Tonello.
Coldiretti di qua e Agrinsieme di là con tutte o quasi le altre associazioni. Cosa vi divide realmente?
Ci divide lo spirito, la forza con cui portiamo avanti certe battaglie. Siamo dei precursosi rispetto a quello che le aziende agricole chiedono. Penso a battaglie come quella per l’etichettatura obbligatoria. Se su temi come gli Ogm e l’etichettatura vi sono visioni diverse noi che non possiamo stare insieme ad altri.
Il governo vi tratta coi guanti, cancellata l’Imu agricola, via anche l’Irpef agricola. I vertici nazionali hanno schierato Coldiretti per il Sì al referendum del 4 dicembre. È una specie di voto di scambio?
Nessuno scambio. Sui temi fiscali ci siamo battuti sempre con forza, con qualsiasi governo, indipendentemente che fosse di destra, di sinistra, di centro. Dopo Expo 2015 , una grande vetrina per il mondo agricolo, abbiamo insistito ci siamo spesi sempre in prima persona e i risultati raggiunti sono il frutto della nostra progettualità, non di favoritismi.
Marcello Pradarelli
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