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Processo per truffa Raggirò i suoi clienti

Processo per truffa Raggirò i suoi clienti

L’accusa: il ragioniere non pagava tasse e intascava i loro soldi Imputato anche di bancarotta documentale della società Eta Beta

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Ricomincia la maratona in tribunale per un altro caso di clienti truffati e raggirati da un commercialista, imputato appunto di truffa, appropriazione indebita e reati fiscali legati alla sua attività professionale. Il processo contro Riccardo Schincaglia ieri è entrato nel vivo e dopo le prime schermaglie in aula è stato aggiornato al 30 gennaio 2017: è accusato di essersi impossessato dei soldi dei suoi ex clienti, piccoli artigiani, ai quali secondo l’accusa avrebbe raggirato i soldi che loro versavano per pagare tasse e imposte (mezzo milione di euro in tutto) che poi, per Finanza e Procura, Schincaglia si intascava. Della 50ina di suoi ex clienti individuati, solo una 20ina si sono costituiti parte civile a conclusione di una inchiesta che dura da due anni, conclusa nei processi durante i quali Schincaglia stesso ha cambiato tre avvocati. Ieri, l’ultimo legale, Alberto Bova, ha presentato al giudice Debora Landolfi e al pm onorario Alessandro Rossetti una serie di richieste. La prima è quella di acquisire le dichiarazioni dei redditi di chi accusa Schincaglia, prima del 2008, prima dunque che diventassero suoi clienti. La tesi difensiva indica che questi piccoli imprenditori erano ben consapevoli che affidandosi a lui avrebbero ottenuto riduzioni o azzeramenti delle tasse (in modo non lecito, si intende). Da qui la richiesta difensiva sulla base di una domanda: perché un imprenditore, ad esempio, nel 2008 denunciava di pagare 10mila euro di tasse, e dopo la cura Schincaglia non doveva pagar più nulla? La tesi difensiva è che i soldi di cui il commercialista si sarebbe appropriato, sarebbero in realtà il pagamento di suoi onorari (il riuscir a non far pagar le tasse) e i suoi clienti ne erano consapevoli. Schincaglia in questo processo deve rispondere, non a caso, anche di una serie di reati fiscali. Ma deve anche difendersi, in un altro processo, dalla bancarotta documentale della sua società Eta Beta: il processo inizierà a febbraio e senza esito il suo legale ieri aveva chiesto di unificare i due procedimenti ma il giudice Landolfi ha detto no: il processo si deve fare solo per i raggiri, per il crac tocca ad altri giudici.

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