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Sant’Anna, l’incubo del piano di rientro

I conti dell’azienda ospedaliera sarebbero stati bocciati dal ministero. Incertezza sui possibili tagli e sui vincoli di spesa

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Soffia un’aria che porta il gelo sui conti dell’azienda ospedaliera. Rimbalzando tra Roma e Bologna si è fatta largo nelle ultime ore la notizia che il Sant’Anna dovrà fare i conti con la temutissima procedura del piano di rientro. Uno sbilancio fra i costi di produzione e i ricavi superiore ai 10 milioni di euro (il dato è superiore ai 13) relativo al 2015, anno in cui ha preso le redini del Sant’Anna il direttore generale Tiziano Carradori, ha dirottato sul tavolo del ministero il bilancio dell’azienda sanitaria. E dalla capitale è partita la richiesta di fornire le motivazioni che giustificassero lo sforamento del disavanzo ammesso. Argomentazioni che, già valutate dal ministero, sarebbero state respinte. I conti della sanità pubblica sono tra quelli più sorvegliati all’interno del bilancio dello Stato e sono sottoposti a un regime di controlli particolarmente severo, che in qualche caso ha comportato il commissariamento di intere regioni per non aver rispettato i vincoli sul deficit. Il provvedimento è stato applicato anche a singole Asl. Da quanto riportano le fonti contattate dal giornale il ministero non avrebbe accolto le argomentazioni dell’azienda sanitaria che imputerebbero lo sbilancio, da una parte all’eccessiva spesa annuale indotta dal contratto di project financing con il quale il consorzio Prog.Este ha finanziato una parte dei costi di costruzione (oltre 40 milioni di euro) dell’ospedale di Cona e dall’altro agli “sconti” che regolano le convenzioni per l’erogazione delle prestazioni sanitarie tra Asl e Sant’Anna. Non avrebbe sortito l’effetto sperato neanche la comunicazione che da quest’anno la spesa sanitaria addizionale a carico della Regione per sostenere lo sbilancio del conti della sanità ferrarese sarebbe stata ridotta di alcuni milioni. Il “niet” del ministero - da qualche giorno più che sussurrato a Bologna - dovrebbe a questo punto far scattare il piano di rientro del deficit, con una procedura che comporterà una vigilanza speciale per il bilancio dell’ospedale estense. Che fine faranno allora progetti come l’accorpamento delle di Asl e Sant’Anna, già avviato su scala provinciale per numerose funzioni e uffici, e il piano assunzioni che per il 2016 dovrebbe far crescere finalmente il personale in azienda dopo anni di dimagrimento? E la gestione Carradori? Molto dipenderà dal contenuto della delibera regionale che definirà il percorso di risanamento. Intanto una nuova nube si addensa sul futuro della sanità locale.(gi.ca.)

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