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Banda Pajdek, un'estate di terrore

Alessandro Colombani, una delle vittime della banda Pajdek
Alessandro Colombani, una delle vittime della banda Pajdek

Oltre all'omicidio Tartari vengono contestate a Ruszo, al capo e al complice ancora in fuga gli assalti a Mesola, Villanova e Coronella

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FERRARA. Il processo per l’omicidio di Pier Luigi Tartari è in corso, ma la banda che lo ha ucciso ora dovrà fare i conti anche con la scia di rapine che nell’estate 2015 ha lasciato in tutta la provincia, seminando il terrore. Ieri mattina, infatti è arrivata la prima resa dei conti per il più giovane, Patrik Ruszo, 20 anni, già in carcere a Ferrara appunto per aver ucciso Pier Luigi Tartari. Al ragazzo è stato notificato un nuovo ordine di cattura per le rapine messe a segno a Mesola, Villanova di Denore e Coronella: tre fatti in cui Ruszo, Ivan Pajdek (già condannato per l’omicidio Tartari a 30 anni) e una terza persona assaltarono case isolate, aggredendo e rapinando le tre distinte vittime.


Non solo a Ruszo. L’ordine di cattura è stato notificato solo a Ruszo e non anche a Pajdek per motivi burocratici (vedi scheda qua sotto), ma il pm Giuseppe Tittaferrante, concludendo le indagini che duravano da due anni di carabinieri di Comacchio, Squadra mobile della Polizia e i carabinieri di Ferrara ha chiesto e ottenuto dal giudice Silvia Marini questo nuovo provvedimento che, ovviamente aggrava ancor di più la posizione degli assassini di Tartari, che comunque rischiano - al processo già in corso - l’ergastolo.

L’estate del terrore. Ma vediamo nel dettaglio cosa accadde nelle’estate 2015. Come si ricorda, la rapina di Aguscello, che portò poi alla morte di Tartari risale al 9 settembre: nei mesi precedenti la banda formata da Pajdek, Ruszo e “Igor il russo” (oggi latitante) entrò in azione altre tre volte, quelle accertate e confessate dagli stessi Ruszo e Pajdek. Tutto inizia a Villanova di Denore, quando la sera del 26 luglio, la banda dei tre (Pajdek, Ruszo e il terzo) aggredirono al ritorno a casa, Alessandro Colombani, un 45enne, mentre parcheggiava l’auto in garage.


Massacrato a bastonate. Colombani venne massacrato a bastonate per pochi soldi (una settantina di euro) e la tessera Bancomat che usarono poco dopo per prelevare 250 euro. Fu una sorta di “prova generale” di questa banda, visto che si riunì in quell’estate dopo che tutti, uno dopo l’altro (a parte Ruszo) nei mesi precedenti erano usciti dal carcere di Ferrara.


Il bis a Mesola. Il 30 luglio fecero il bis: quando entrarono di notte in una casa di Mesola, dove abitava sola una anziana di 93 anni, Emma Santi: la aggredirono mentre dormiva, la derubarono di quel poco (anche i pochi ori addosso) che aveva e poi la legarono e imbavagliarono: l’anziana resistette due giorni, legata così nel letto di casa, prima che il figlio, per fortuna, non sentendola, andò a casa e scoprì tutto, salvandola.
Prima il sopralluogo. Un particolare che ha raccontato Pajdek nella sua confessione coinvolge anche la zia di Patrik Ruszo, nella rapina di Mesola, visto che la donna doveva servire da esca: questo era il primo tentativo, di giorno, ma la banda venne scoperta e fuggì. Per poi tornare giorni dopo. Ma il 5 agosto, un mese prima di Aguscello, ecco un altro assalto, a Coronella, in una casa isolata con persone indifese.
Sequestrati in casa. E’ la rapina della scala, come Pajdek e Ruszo hanno raccontato ai magistrati: rapinarono Cristina e Giulio Bertelli, sequestrandoli dentro la loro stessa casa, di notte, per 5 ore.

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