Crac Costruttori non chiuso Legali degli ex soci all’attacco
«Il processo ancora aperto su falso in bilancio, Apc e le fatture “irregolari”» I giudici sulle banche: possibile configurare il concorso di chi erogava i crediti
E adesso, dopo la “bocciatura” della Cassazione sul crac Coopcostruttori? Adesso, spiegano i legali di una parte dei soci truffati, gli avvocati di parte civile Claudio Maruzzi, Carmelo Marcello, Gabriella Azzalli, «la vicenda processuale è ancora aperta, anche rispetto al falso in bilancio - poichè spiegano - la sentenza è molto complessa e richiede una accurata e meditata valutazione e considerazione anche di quei passaggi che fanno tuttora ritenere fondate le pretese risarcitorie delle parti civili».
I legali si soffermano sul fatto che «occorre evidenziare che la Cassazione non ha messo la parola fine neppure rispetto alle imputazioni di falso in bilancio, avendo disposto l’annullamento con rinvio: ciò significa che molti aspetti della vicenda dovranno essere rivalutati dalla Corte di Appello nel giudizio di rinvio».
E ancora, «al contrario, assai significativa è la decisione definitiva della Cassazione rispetto alla bancarotta per la dissipazione Spal che ha portato ad uno spreco di 40 milioni di euro bruciati in quella sciagurata operazione (le condanne sono definitive, e i legali non lo dicono, ma solo per queste vi sarebbe l’epilogo del carcere per gli imputati condannati, ndr)».
E la storia giudiziaria di 15 anni cancellata (o quantomeno da rivedere) dalla Corte di Cassazione?
«Ad una prima lettura, possiamo osservare che sulle Apc (le azioni di coop comprate dai soci, ndr), come per le fatture “irregolari”, utilizzate dalla Costruttori per ottenere liquidità anche successivamente al dissesto, conclamato almeno dal 1998, tutto è ancora in gioco». «La Corte di Cassazione, infatti, - spiegano i legali - rimanda la palla alla Corte di appello sul presupposto che, sia le emissioni di Apc, che le fatture scontate per crediti inesistenti rappresentavano delle operazioni dolose, cioè illeciti penali».
E sottolineano che «ciò che la Cassazione ha chiesto di chiarire - essendo stata la motivazione della Corte di appello insufficiente sul punto - è l’incidenza causale di queste operazioni sull’aggravamento del dissesto. La Cassazione ha chiesto altresì di precisare la consapevolezza in capo agli imputati di tali condotte delittuose». «Significativo - spiegano ancora i legali - è il passaggio della motivazione nel quale la Cassazione considera “non convincente l’assunto del tribunale che ha escluso la sussistenza di operazioni dolose sul rilievo che le emissioni di Apc ricapitalizzavano nell’immediato la cooperativa” (pag. 65 sentenza), aggiungendo che, “anche se le Apc possono essere ritenute capitale di rischio, tuttavia esse potrebbero diventare un atto intrinsecamente pericoloso per la salute economica e finanziaria dell’impresa».
Poi i legali si soffermano su un fatto importantissimo, di estrema attualità e questo ancoar apertissimo: il ruolo delle banche, Carife in primis, visto che la sentenza di Cassazione verrà acquisita dalla procura che sta indagando sul crac Carife. «A tale proposito, importante ci sembra il passaggio della motivazione nella quale la Cassazione, in adesione alle argomentazioni della Corte di appello, stigmatizza la condotta delle banche, laddove evidenzia che: “la consapevolezza da parte degli istituti finanziatori della ‘irregolarità‘ delle fatture non esclude il carattere doloso dell’operazione, ove si consideri che è ben possibile configurare il concorso degli erogatori di credito” (pag. 74)». E per finire ricordano che «il fatto che il dissesto della Costruttori sia frutto di una pluralità di fattori non è stato mai un mistero e che la Corte di appello (quella nuova, ndr) sia chiamata a ricostruire le molteplici cause del crac potrà allargare lo spettro delle responsabilità, anziché restringerle, anche in relazione ad imputati (revisori e sindaci) la cui responsabilità penale era stata esclusa dal tribunale e dalla Corte di appello».
«Il giudice di rinvio - per finire, ossia la nuova Corte d’appello - dovrà infatti rivalutare attentamente le responsabilità di chi non poteva non avere percepito le effettive criticità della situazione economico-finanziaria, in particolare i rappresentanti delle società di revisione e i sindaci: tutto questo ci spinge a continuare la nostra battaglia processuale anche nel giudizio di rinvio».
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